Il cane in giardino non lo voglio: forse sono un gatto

Il tempo passa e conosci sempre meglio la città dell’amore. Vai al Picard a comprare qualcosa per la cena e ti fermi ad osservare i due – probabili turisti un po’ avanti negli anni  – incollati in un romantico bacio tra il vento e qualche goccia di pioggia. Sul binario della RER B già due volte hai incontrato quei due ragazzini dal diverso colore della pelle ma perfettamente perfetti. E poi c’é quel prof, che forse per applicare gli algoritmi di ottimizzazione che studia e produce, ha da poco visto una collega dare alla luce il suo bambino. E ci sono le chocolateries ed i cuori di cioccolato. Il vento e i giardini.  Una primavera che arriva piano piano tra gli alberi già pieni di gemme e i giorni sempre più lunghi.

Leggi una mail di un’amica e vorresti consolare. Chatti e domandi, dubbiosa, Bevi una camomilla per placare i tuoi dubbi e ti addormenti col pc sul letto e la tua ghirlanda di fiori accesa ad illuminare il tuo studio.

Percorri i tuoi passi e guardi la strada, la punta dei piedi spunta dai jeans, le tue camper, ormai consumate. Quattro mesi, su per giù, ed il tempo che ha da venire. La voglia di mare, che ti avvolge, e si sprigiona tutta quando apri il barattolo della crema. I libri che vorresti leggere e i personaggi che vorresti diventare. I progetti e la fatica. Due sere fa uno spicchio di luna e le luci degli aerei. Il respiro, che si fa unico, e la pace. Il pupo negli occhi, che lo guardi, ti vedi ed hai paura che se distogli lo sguardo poi scompare e non torna più.

Le convenzioni, che ti uccidono. E la paura che il tempo rovini le cose. Vivere, fino in fondo. Sempre, quello che provi. Domandarsi poi, a freddo, se é giusto o sbagliato. Aspettare che il tempo ti spieghi. Ed intanto, camminare. Bere una coca cola. Creerà dipendenza, forse. Leggere le calorie e guardare le collezioni nelle vetrine. Yves Saint Laurent, e scatti una foto.

L’amore. Continui a non sapere che cos’é. Continui a metterne in discussione l’esistenza, perché, poi, ammetterla sarebbe come dichiararsi vulnerabile. Stringi i denti e ti ritrovi a sentirti stringere il cuore. Che questa cosa che senti, ragioni non ne ha. E non ha forme, e non ha vincoli, e non si dichiara. Scopri che cambi idea, e ti ritrovi a desiderare di rivedere un gatto, quel gatto, che ti ha incantata. Tu che hai sempre amato gli occhi dolci dei cani. E continui ad amarli, ma li guardi in un modo diverso.

Tu, gatto, oggi, che ami e basta, guardingo, solitario. Pochi convenevoli, poche feste. Quello che senti é solo tuo.  

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5 Pensieri su &Idquo;Il cane in giardino non lo voglio: forse sono un gatto

  1. Ma nemmeno Praga è tanto male…Parigi è fantastica. Non fosse che il cielo è così grigio…comunque, ecco, vedo la punta della Tour Eiffel che fa capolino tra i tetti e la foschia. Che faccio, te la saluto?

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