Su una sedia a St Sulpice

Una giornata ordinaria, un po’ faticosa, forse. Piacevole. Il sole, che tra i vetri, a mensa, rende la pelle rossa. Due telefonate. La biancheria pulita e profumata. La spesa e Rue De Seine. Una gaufre alla nutella e un biglietto sotto la porta. Due uomini che mangiano seduti in un furgone e il mio "buon appetito" tra le borse della spesa ed un sorriso spontaneo ed irrefrenabile.  Un altro biglietto, poi, più tardi, sul tavolo. Un concerto, serio e serioso, ed annesse variazioni sul tema. Le bocche dei coristi che si aprono e gli archi dei violini che si muovono. Due mani, che, in un momento appena, parlano per mille parole. Un cappotto sulle spalle nel freddo di una sera primaverile e un ristorante chiuso troppo presto. Una buonanotte col sonno che tarda a venire tra le risate per "non sono io che ho sbagliato aula, siete voi". Ed un buongiorno con un croissant alla fermata del 95. Se tutto questo é Paris, io vorrei restarci.

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3 Pensieri su &Idquo;Su una sedia a St Sulpice

  1. lascia stare le sirene del paese che fu. Abbraccia la frammentarietà del quotidiano e lascia che la brezza della vita sfiori la pelle del tuo viso

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