régime

Sono in preda ad una crisi di nervi. I miei pantaloni più nuovi, quelli che ho comprato qui a Paris quando ancora c’era freddo e non avevo nemmeno compiuto i miei 25 anni, allora mi andavano leggermente stretti, mentre ora mi calzano a pennello, potrei osare dire, dopo un paio di settimane di accurate attenzioni e lauti sacrifici. Poi ad un tratto ho sentito una vocina che, parlando parlando, mi spingeva verso la caffetteria della facoltà e mi suggeriva la parola fame.

Ho mangiato il mio panino. Mi verrebbe quasi di dire che l’ho ingurgitato ma, ahimè, l’estetica del verbo non mi garba. Mi fa quasi paura.

Paura come tutte le riflessioni che maturo se ripenso a certi dialoghi e discorsi di chi, capace di mantenersi in forma e consapevole del valore – obiettivo – del mangiare, mi suggerisce che sono totalmente e completamente preda di un insano squilibrio. Oltre che di una crisi di nervi.

Si, lo so, non sono equilibrata. Mangio in maniera ossessiva quasi allo stesso modo in cui elargisco i miei sentimenti. Senza una consapevole lucidità. So esattamente cosa fare e come farlo in tutte le situazioni – comprese queste – ma ecco che casco nel mentre che mi ripeto la giusta azione da fare. E così, mi trovo di fronte al mio pc, connessione che oggi fa i capricci (e non è quella abusiva, si badi!) e stomaco sottosopra. Stomaco che poi ultimamente mi fa veramente pensare. Perché quasi tutti i miei risvegli a coté del Pantheon sono caratterizzati da atroci bruciori.  Eppure l’alimentazione rimane la stessa (squilibrata) sia che si tratti del quartiere latino sia che mi sollazzi allegramente ai piedi di Montmartre. E allora, se questo mio corpo è incapace di funzionare perfettamente senza dar conto alle ragioni del cuore – come direbbe qualcuno – ma piuttosto trasforma in segnali fisici tutto quello che mi passa per la testa pazzerella che mi ritrovo (riporto testuali parole di un vecchio amico di corridoi gialli dei tempi di analisi 1) io che devo fare? Mi siedo a tavola accanto ad una francese fanciulla dalla pelle bianca e gli occhi dolcissimi, e sono inadeguata. Ma lo stesso succede se la francese fanciulla – o l’italiana o chiunque essa sia – è una perfetta sconosciuta a tre tavoli dal mio. Sono inadeguata, mi accorgo di mangiare con modi che detesto io stessa eppure che non riesco a contrastare. Il Mr Hyde del cibo che c’è in me prende il sopravvento e continua a colpi ferire ad ogni angolo. E d’altra parte cos’è questo rossore che mi assilla se non la mia testa che parla attraverso le morbide (maledettissimamente morbide) guance? O magari il mio accento francese che – e me ne accorgo – cambia non appena mi rivolgo ad un estraneo, quando poi invece è normalmente molto molto migliore? L’autocontrollo. Ancora non ci arrivo. Se avessi autocontrollo riuscirei a mangiare come conviene e ad essere adeguata in ogni situazione. Ancora rivedo le mie incerte converse muoversi quasi di nascosto durante la famosa festa sulla catapecchia galleggiante.E anche in quel caso per mia stessa ammissione non c’era molto di che vergognarsi. Standard piuttosto bassi di esemplari erasmus.

Ma niente, rimane che fare mostra del mio corpo è qualcosa che non mi appartiene. Sebbene molti conflitti interiori in questi mesi si siano affievoliti (e io spero bene che siano destinati a non ritornare mai più) e sebbene continui ad avere approvazioni da parte del genere maschile in rappresentanza di diverse nazionalità, ancora non mi riesce essere padrona di me stessa.

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12 Pensieri su &Idquo;régime

  1. Ma ti fai davvero troppi problemi. Lu’ sei bellissima e sei inadeguata soltanto rispetto alla strana idea di perfezione ke ti sei costruita nella testolina. Non ti ha mai sfiorato l’idea ke se fossi davvero come vorresti essere (strafighissima) molta gente ti prenderebbe sulle bolle, la stessa gente a cui piaci come sei!! Un bacione, Marghe

  2. @ Ale:quanto sei simpatico. Ma hai dimenticato che ormai, utente splinder, non sei più anonimo? Quindi, se vuoi fare uno scherzo, almeno ingegnati e non fare il solito giornalista!
    E sto aspettando ancora l’intervista delle iene che ti ho mandato. Ce la fai?

  3. Ma io, come tutti i personaggi importanti che si rispettino, mi faccio attendere, no? 😉
    …e poi, c’ho da lavora’, a bella!
    :-*

  4. il titolo è bello che fatto, ormai! lo vuoi sapere? eccolo: “La storia delle armi “gemelle”: la Belva temeva un agguato”. Contenta? Finisco di lavorare e vado, sperando in una serata calcisticamente propizia… Bacioni… a domani

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