Il compagno dell'inquietante

Non c’è che dire, chi si somiglia si piglia, pure solo nel campo della pausa caffè (caffè, chiamiamolo caffè, vabè) nelle pesanti ore di studio.

Dunque il compagno dell’inquietante è inquietante, anche lui. Ma non solo. E’ pure italiano. Scoperto, ovviamente, durante le telefonate furtive che, contro ogni regola, si consumano nell’antibagno, là dove una telecamera tiene puntata la porta – non in uso – che da’ sulle scale del cortile. Il punto è che non solo è italiano (del nord, ma ha biascicato quattro parole soltanto, quindi non so di meglio), e non solo è inquietante. La questione è che è incredibilmente spiccicato al mio primo fidanzato, quello dell’epoca preistorica dei miei 13 anni. Anche lui, ovviamente, terribilmente inquietante, e d’altra parte, sempre in linea con l’ipotesi del chi si somiglia si piglia, ben accoppiato a me, che in quella fase di ribellione contro il corpo femminile che prendeva forma, mi ostinavo a mal vestirmi (chi pensa che lo faccia ancora adesso può liberamente astenersi dal commentare) ed ero, per l’appunto, inquietante. 

Allora, ogni volta che incrocio i due inquietanti, l’unica immagine che mi ritorna alla mente, così, istintiva, è quella di un’orrenda camicia a quadrettini celesti, a maniche corte per giunta, a cui ero profondamente affezionata.  Tuttavia, mi guardo un attimo e mi accorgo che la fase adolescenziale è finita, per me. Quei due, lì, che magari ridacchiano a suon di barzellette su cosa fanno i computers quando hanno caldo (ma questa è un’altra storia, che merita il suo spazio…), invece, sembrano proprio nel pieno. Non si possono guardare!

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