aladdin

E’ stato un weekend di persone. Ho camminato per Parigi fino a non avere più le gambe e quando mi sono stancata, mi sono seduta a godere il sole nel Jardin du Luxembourg. Ho attraversato un ponte porgendo il braccio ad un cieco che mi chiedeva aiuto, un pò timorosa e diffidente, parlando di calcio (perchè siamo noi i campioni del mondo) mentre la mia testa era ailleurs. Ho rifiutato un maquillage gratis e mi sono nascosta tra gli scaffali profumati. Ho comprato un cubetto che dovrebbe diventare un asciugamano e ho guardato un vecchio film francese, ripensando alla banda di artisti che nella metro ha dato il suo piccolo spettacolo allegro. Ho lasciato asciugare i capelli senza pettinarli, per scoprire che non sono lisci come ho sempre creduto che fossero.  Ho bevuto un cappuccino e mangiato una crepe, e ho cortesemente rifiutato la corte di qualcuno che voleva massaggiarmi i piedi, mentre cercavo sotto il sole del primo pomeriggio di concentrarmi e studiare un pochetto. Ho cambiato i programmi e ho passeggiato sulle colonne del Palais Royal per finire a mangiare una biquette in quel posto che mi è così familiare dove, forse, è cominciato tutto. Lì, una birra e la crème brulée, una ciliegia per orecchino, ho riso e sorriso di questo mio essere charmante che ancora non mi appartiene.

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