limone vagante

Qualche volta ci provo, si, mi guardo nello specchio e ballo. E’ l’effetto della musica, è quando sono allegra, energica, e il mio corpo va da sé, prende possesso di me e mi guida.E viene naturale.

Poi, poi sono sulle scale, guardo la gente ballare, è bella e mi piace guardarla. Vorrei esserne parte. Ma non oso. Mi lascio trascinare, mi lascio convincere, ma non sono convinta. Ci sono, ma non è il mio posto. Guardo le altre, non sono diverse da me. O forse si, non lo so. Non so essere oggettiva. Il corpo che si muove, non riesco a percepirlo, non riesco a controllarlo e la luce mi abbaglia, mi deconcentra. Non sono relax. Non so esprimermi. Ho bisogno di parlare, per esprimermi. Ho bisogno di controllare, per esprimermi, e la parola so di poterla controllare. Il corpo, no. Mi appartiene, ma a volte siamo slegati. E’ questo che temo. Che lui controlli me, che sia lui a parlare per me, e non so se sappia mandare il giusto messaggio. Il mio corpo non mi riflette. O forse, mi riflette quando sono sola, davanti allo specchio, e riesco anche a guardarlo, a trovarlo armonioso, a suo modo. Poi, ci separiamo, e mi blocco. Lascio la pista, conchiglia, mi chiudo. E’ come toccare il fondo in piscina. Scendere quei metri, bloccarsi, avere paura, non fidarsi. Tornare indietro, combattuta, delusa. E’ come altri momenti, che non so se sono quelli giusti, e preferisco arretrare, piuttosto che esplorare lo sconosciuto. E’ come quando non so, e non scelgo.

Dommage, questo corpo strumento di comunicazione. Dommage, perché la mia voglia di comunicare è forte. Dommage, potrei ripetermelo, e cercare di modellare il mio corpo, costruirlo a mia immagine. Dommage, non funziona. Forse, cercare quella cerniera che ogni tanto si apre, chiuderla, e mettere in comunicazione corpo e mente, lasciare che si parlino e si amino e restino insieme.

E si, smettere di pensare di essere al centro del mondo, al centro della pista, al centro del tavolo, al centro della strada. Farlo, invece di camminare raso muro, spostarmi al centro. Smettere di essere un limone vagante (cit.), e godere di me stessa, perché poi lo so che questo è giusto.

Quand j’aurais tout compris tout vécu d’ici bas,/Quand je serais si vieille que je n’voudrais plus d’moi,/Quand la peau de ma vie sera creusée route et de traces et de peines et de rires et de doutes,/alors je demanderais juste encore un minute. [..]

Puisque ma vie n’est rien alors je la veux toute,/Toute entière,tout à fait et dans toutes ses déroutes,/Puisque ma vie n’est rien alors j’en redemande,/je veux qu’on m’en rajoute,/Soixantes petites secondes pour ma dernière minute.

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