amori che non capisco

Sveglia, qualche ansia. Mentre cercavo di riappropriarmi della lucidità e di un respiro sereno, ho sentito mio padre alzarsi. Lui trascorre le ultime ore della notte – che a volte sono anche le prime per me – a dormire giù sul divano, con la tv accesa. Si alza, mai prima che io sia tornata e dorme lì. Fino a qualche mese fa sotto una coperta gialla ormai troppo consumata, ma che ancora profuma di quei sonni sul divano che a volte hanno catturato anche me. Poi, molto presto, si alza, e con una metodicità che mi spaventa, prepara il caffè. Lo versa nelle due tazzine con lo zucchero già messo, lo gira, posa il cucchiaino nella caffettiera, prende le sue pillole bevendo poca acqua da un bicchiere di carta che poggia semivuoto sul tavolo e sale, col suo passo sbilenco inconfondibile e doloroso, a svegliare mia madre con quel caffè. Lei si alza, la sento camminare ancora un pò nel sonno, poggiarsi per trovare l’equilibrio all’armadio che riempie tutto lo spazio difronte al loro letto fino alla porta, va in bagno ed inserisce la spina della stufetta che in un attimo rende caldo l’angolo più a nord della nostra casa.
E’ amore, anche se di solito non riesco a vederlo, perchè forse non sono pronta a capirlo. Accettare una dedizione, annullare il sè per rispetto del noi, rinunciare al mio per far spazio al suo, portare la croce dell’altro e non stancarsi.
Sono pronto a cambiare molte cose, molte, nella mia vita. Mi viene detto e io sento senza ascoltare. Poi ci ripenso, mentre cammino sul marciapiede  sdrucciolevole  in Via Acerenza, cappello calato sulla testa, freddo intenso. Ci ripenso mentre arrivo quasi a casa di Marco, ci ripenso mentre torno a casa. Di come questa vita solo mia non abbia poi tanta voglia di condividerla, di come è semplice così, di come è difficile diversamente. Dovrò fare l’esame di stato, presto, dopo la laurea. Lo farò come tutti, come è normale che sia. Un altro passo, che non so a che serva. Cos’è che mi spaventa? Che sia pronto a cambiare molte cose per me? Pronto a studiare un’altra lingua, pronto ad imparare che quando metto a tavola l’insalata per me non è un entrée ma un contorno, pronto a bere un caffè fortissimo al mattino? Forse, mi spaventano quei suoi silenzi, i piedi nudi poggiati sulla scrivania, lo schienale della sua poltrona inclinato ed i suoi pensieri che non so percepire e non posso condividere. Forse mi spaventa questa mia lingua, con cui sono molto più sagace e che mi rende a lui estranea. Forse mi spaventa una vita differente, una vita non ordinaria che mi fa paura pensare possa essere straordinaria, forse mi spaventa come le sue tappe possano essere diverse dalle mie, mentre qua a 30 anni è ancora normale stare a casa con mamma e papà e lui si mantiene da un bel pezzo da solo. Vivere insieme, questo mi spaventa.
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