Lu' l'animale (a)sociale

Attraversavo la piazza alle dieci meno un quarto meravigliata ancora per il caloroso saluto che due belle ragazze, amiche di amici, mi avevano appena rivolto, convinta di non poter mai aver fatto loro una grande impressione, ed ancora più meravigliata perché proprio oggi discutevo del fatto che faccio estrema fatica a sviluppare la mia vita sociale. Per quanto mi sforzi di uscire e conoscere gente, rimango per la maggior parte del tempo silenziosa nel mio cantuccio ad osservare e trovo difficile inserirmi nel discorso e dire la mia, sarà perché non sono convinta che la mia sia interessante, sarà perché magari non la si trova interessante e non me la si chiede, sarà perché poi in fondo, osservare è proprio una cosa che mi piace.

Quello che mi turba, tuttavia, è quanto io non riesca a mettere a frutto questa osservazione e sia ben lungi dal capire la natura umana e, più banalmente, la natura delle persone che mi circondano. Così, dopo aver etichettato quelle due fanciulle come due snob, ieri sera ho dovuto ricredermi, e mentre cercavo un contatto con una persona che pensavo amica, ho dovuto ricredermi ancora una volta, ed aprire gli occhi sul fatto che la realtà che osservo è continuamente permeata dal mio modo di volerla vedere. Mio zio direbbe che sono una costruttrice di realtà, come dice di mio padre, e sebbene sentirmi simile a lui (mio padre, mica mio zio :p) mi affascina in qualche modo, allo stesso tempo mi devasta se analizzo criticamente il suo modo di stare in società. E mi dilania ancora di più quando poi, seduti di fronte allo stesso tavolo nelle famose situazioni di famiglia che tanto mi turbano e che vanno spesso sotto il nome di pranzi della domenica, leggo nei miei gesti i suoi gesti e nel mio modo di sentirmi fuori posto il suo modo di sentirsi fuori posto.


Mi turba poi anche il fatto che, passeggiando piacevolmente e a lungo con notevoli parlatori, sebbene io riesca a parlare, arrivo ad un punto in cui innalzo un muro e tengo per me le mie ragioni e le argomentazioni delle mie prese di posizione, passando forse per strana o pazza quando invece non lo sono (credo) e soprattutto quando sarebbero un’ottima maniera di diventare l’elemento portante della discussione e non quello portato, lasciando peraltro l’impressione di essere superficiale ed immatura quando invece – pur essendo superficiale e immatura – lo sono molto meno.

 

Infine, ragionando su questa mia natura schiva ed esibizionista al tempo stesso, mi domando quando sarò capace di passare tante serate come davvero mi piacerebbe passarle, senza timore di uscire senza una compagnia definita: uno sgabello, una birra – rossa, piccola – la luce bassa ed il bancone di legno consumato di un pub popolato di gente che scambia pensieri, parole e tintinnii di bicchiere.

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