la sveglia e la moquette

E’ stato un periodo tormentato e difficile, e dormire bene, praticamente impossibile. Le ho provate tutte, allora, a partire dal "forse è questo paio di lenzuola, troppo colorato, ad indurre un sonno agitato e non riposante".a finire col cambiare posizione, cambiare cuscino, cambiare orario.
Poi, ho provato a cambiare la sveglia. E’ che era inquietante, così continua, e talmente sottile che mi sembrava continuasse anche quando ormai ero in piedi, e si rifletteva nella campana lontana attaccata al collo di una smunta capra qualche centinaio di metri lontana dalla mia finestra. Così, ossessionata da quel beep beep, una mattina più irrequieta del solito ho cambiato.
Ed è allora che, mentre impostavo cartoon, ho ripensato a lei, la vietnamita che mi ha ospitato nella mia seconda settimana parigina.
Arrivando da lei, ho finalmente realizzato di essere a Parigi, che nella prima settimana era stata solo LC1 (che non è lo yogurt) da Levallois-Perret, dove era il mio albergo, a Paris Dauphine e ritorno, cene macdonaldiane e solitarie, e confusione infinita ed estrema senza poter scambiare molte parole con nessuno. Comunque, dicevo, arrivando ho visto la torre Eiffel, e poi sono andata da lei con una rinnovata energia che non mi ha fatto nemmeno pesare i sette piani di scala a chiocciola di legno e dai gradini consumati e scivolosi per i quali ho dovuto trascinarmi l’enorme valigia che avevo con me.
La sua chambre de bonne mi è piaciuta troppo, con la moquette blu ed i suoi libri per imparare a cucinare. Minh è strana e gentile. Mangia come un roditore, in realtà, che non è una bella immagine, ma resta a suo modo graziosa e delicata. I capelli nerissimi, e come spaghetti, e gli occhi a mandorla. Le sue scarpe ed uno zaino enorme e semivuoto. Mi ha fatto mangiare una cosa strana, una specie di carne essiccata e conservata sottovuoto che, pare, abbia il senso delle nostre patatine da aperitivo, condita con sale e limone, ed io le ho preparato il caffè e la pasta con le zucchine. Ho passato una mattina con lei in lavanderia, a cercare sui giornali un annuncio per una casa per me, e abbiamo dialogato attraverso il vocabolario. Lei non parlava inglese, ed io non parlavo francese. Belle commedie, insomma.
La sera, metteva il suo cuscino a rullo in mezzo al letto e si girava dall’altra parte augurandomi la buona notte. Al mattino, il suo cellulare cominciava a suonare, con una musichetta un pò cartoon, appunto. E poi, continuava a vibrare durante i corsi, e non lo staccava mai. I piedi a papera, e la strana mania di spostarsi col pc per tutto il piano alla ricerca di una rete libera a cui connettersi. Le sue telefonate in quella lingua incomprensibile ed il bagno nella cucina. Faticoso pensare di tenere sullo stesso mobiletto i pacchi di pasta ed il deodorante, e lavarsi i denti nello stesso lavandino in cui si lavano i piatti!

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6 Pensieri su &Idquo;la sveglia e la moquette

  1. Io ricordo del mio primo soggiorno parigino (in relatà era Fontenay Sous Bois, dove abitava “nostra” cugina e ci si arrivava o col la Metropolitana o con la RER) la sensazione mista di sorpresa e meraviglia nel vedere il “gabinetto” sul pianerottolo delle scale condominiali (con dentro proprio solo il wc e la carta igienica non a rotoli, com’ero abituato, ma a pacchetti di salviettine). Ma pure l’obbligo di mangiare quel “gigot” al sangue a ogni natale… mi sconvolgeva non poco. Ma si, infondo, Parigi “val bene una messa” 😀

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