Chiamala fortuna

Dopo l’infinita fatica fatta per alzarmi, in un grigiore densissimo, la buona volontà mi ha suggerito di preparare la borsa per la palestra, prima lezione dopo secoli e secoli di inattività, per stasera. Mentre prendevo le scarpette, ecco che in una scatola ne ho trovato un paio dimenticato da sempre e praticamente nuovo.
Ecco, è proprio quello più adatto a cominciare una nuova attività, mi dicevo.
Sempre che non porti male il fatto che queste scarpe sono state comprate, anni or sono, in quel di Parigi, in uno dei momenti entusiastici in cui avevo deciso di praticare con costanza e zelo il footing nel bel parco sotto casa, salvo poi abbandonare dopo pochissimi tentativi, vuoi per la pigrizia genetica, vuoi per la concomitanza del mio ritorno a casa e della chiusura del parco di cui sopra.
Bene, assodato dunque che probabilmente non saranno di buon auspicio, potrebbe forse aiutare il fatto che le scarpette, perfettamente integre e per nulla maleodoranti, testimonianza dell’infinitamente breve uso, presentavano (presentavano, eh, perchè ho passato parte del risveglio a ripulirle) su entrambe le suole evidenti incrostazioni di calpestaggio dei segni del passaggio di qualche joli chiot parisien.

Questo si che mi sembra un buon inizio

update: cvd, la pigrizia, il mal di testa, il mal di stomaco, il sonno, i muscoli indolenziti e la pioggia hanno avuto la meglio…niente palestra, per ieri

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