Riflessioni prima di un compleanno

Il tedio mi assale. La pigrizia mi vince. Il tempo che fugge e i chilometri che percorro. Rifletto. Sono cambiata, è vero, non è più come una volta, quando due settimane prima del mio compleanno ero già in festa, felice di essere protagonista per un giorno, prepotente nell’attirare l’attenzione e ricercare la compagnia. Sono cambiata, è vero, non ho più voglia di aspettare il mio compleanno, sono triste al pensiero di dover partecipare alla farsa di famiglia in cui sono falsamente protagonista e mi sento un’estranea. Vorrei potermi sentir libera di dire ai miei, solo a loro, di andare a cena fuori, ma poi farei fatica a riempire il tempo di conversazioni, omertosa come sono con loro.

Ieri uno slancio di buona volontà mi ha condotto al supermercato, ho scelto le candeline, ho pesato le melanzane. Poi ci ho ripensato, ho  aperto le buste e ho rimesso le melanzane scelte nelle cassettine, sono passata per l’uscita senza acquisti con il carrello vuoto, che strano, ho vagato un po’ per la città, e per inerzia mi sono trascinata in libreria dove, finalmente, ho trovato un po’ di serenità. Forse l’idea di strisciare la carta e spendere soldi – a prescindere dal modo – forse i libri che ho scelto, ma ho cominciato a sentirmi un po’ più serena di fronte a questa nuova consapevolezza del cambiamento. Che poi, non è che in assoluto io voglia ignorare il mio compleanno, è solo che mi affligge il pensiero di non trascorrerlo completamente serena. Quali pensieri mi turbano? Più di altri, le considerazioni sulle persone. La mia incapacità di confrontarmi, il silenzio in cui mi chiudo, l’apatia con cui evito gli eventi mondani, l’inutilità della discussione e il dramma dello scoprirsi diversi. Le idee che ci dividono, il non aver voglia di confrontarci, le strade che si separano e ci portano lontani, e poi ci guardiamo e rimane il silenzio.

Intanto, con gli anni che compio, i miei che invecchiano. Io che comincio a lavorare, e la loro pensione in agguato dietro l’angolo. Mia madre, così giovane ancora, lei che insegna e finalmente è in pace con i suoi bambini, tra i cartelloni e le letture, lei che ogni volta dimentica la destra e la sinistra, e che con ingenua spontaneità non può non avere feeling con quelle creature. Lei, che ha lavorato tutta la vita, ora costretta a lasciare la scuola, lei che, ne sono sicura, è uno dei pochi individui che ancora meritano il diritto di fare scuola, e mentre con rammarico ed amarezza mi racconta le sue delusioni, si fa forza e trova speranza e cerca di insegnarmi quali sono le cose importanti della vita. Chiede dei nipoti, per riempire il suo tempo e costruire la mia vita, e guarda le mie foto, e mi dice che sono bella.

E la luce della sera è serena dalla mia finestra

 


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