lo spazio che evolve

Stravolgere l’ambiente in cui dormo è una cosa che ho sempre amato fare. Avrò cominciato da piccola, spostando ogni tanto una piccola componente della camera, stravolgendo completamente la sistemazione in alcuni casi, ostinandomi addirittura a cambiare il colore dell’altissimo soffitto da sola, arrampicata su tavoli e sistemi vari per arrivare più in alto possibile, in genere soddisfatta del mio lavoro, anche se molto imperfetto.
Nel tempo, poi, ho accumulato oggetti, pezzi di carta, biglietti di mostre e concerti, locandine varie, costruendo in pratica una camera (impolverata) dei ricordi.
L’accumulo seriale è continuato pressoché costantemente fin quando, scegliendo di sposarmi, ho abbandonato la mia camera e, gioco forza, mi sono trovata costretta a riadattarla per poterci dormire in due. Ammetto però che da allora ho cominciato ad imparare a separarmi dalle cose. Forse perchè ce n’erano davvero troppe, di alcune non ricordavo più l’origine ed il ricordo a cui avrebbero dovuto essere associate. Così, lo stravolgimento ha cambiato forma, ed anziché diventare un modo per sistemare nuove aggiunte, è diventato una fase per fare spazio.
Mi sembra di non avere (quasi) più bisogno di nulla, soprattutto di non avere più bisogno di cose su cui si accumula la polvere.
Ora che sono tornata nella mia camera e ci rimarrò per un pò, poi, ho sentito l’esigenza di un ulteriore stravolgimento, che potesse fare nuovo spazio all’alieno che sta arrivando. Ho cominciato dai libri, compresi quelli di università, ho staccato dai muri alcune locandine di lavori fatti. Ho spostato in altre stanze cuscini ingombranti, ho conservato in scatole le mille candele che avevo, lasciandone fuori solo alcune per l’unico momento in cui ancora le uso, il bagno, ho spostato le librerie, ho ottimizzato un pò lo spazio, sacrificando il comodino, etc etc etc.
Stamattina, poi, ho deciso che era l’ora di liberarmi anche di una piccola (!) collezione di giornali. Da tempo, ormai, conservavo tutti i glamour che ogni mese compravo. Non li ho mai più aperti.
Ne ho contate 87 copie, ne ho tenuta soltanto una, avuta in omaggio in occasione della prima di Mamma Mia, biglietto vinto attraverso un concorso organizzato proprio dal giornale qualche anno fa. A Milano ne ho qualche altra copia, più recente. Tra i volumi, alcuni francesi, comprati nel periodo parigino. Le prime copie, con il prezzo in lire, risalgono al primo anno di università.
E’ strana la sensazione che fa: non mi dispiace, piuttosto,  mi sento più leggera: gli oggetti non mi interessano più. I momenti da ricordare rimangono importanti, ma non hanno bisogno di nulla di materiale che li sostenga.
Immagine
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...