Questo 7 maggio

Alla fine, sembra che il silenzio prevalga su tutto e sia più importante. Alla fine, provo a pensare i miei pensieri a voce alta e mi sembrano diventare stupidi e allora abbasso la voce e li tengo ben nascosti dentro. Alla fine fine, però quei pensieri premono, e proprio tutti tutti non riesco a tenerli solo per me.Sono mesi di pensieri così, pieni di sensi di colpa per le mie mancanze di una vita e soprattutto per quelle delle ultime settimane. Pieni di ricordi, pieni di sensazioni vive e pieni di mancanze. Oggi mio papà compirebbe 66 anni, e invece non li compie più.

Quest’anno non devo preoccuparmi di regalo difficile da scegliere, non ce n’è più bisogno.

Quest’anno, come tutti gli anni, non saprei cosa scegliere perchè in fondo non credo di averlo conosciuto davvero. Non saprei se preferirebbe un libro, un oggetto tecnologico, qualcosa di personale, qualcosa che piace a me e vorrei far scoprire a lui. Non lo so.

Però, vorrei poterglielo fare un regalo sbagliato, brutto, inutile, inadeguato, vorrei poterglielo dare comunque perchè servirebbe a dirgli che anche così, lui per me c’è. 

È difficile. Pensavo che avremmo dovuto fare insieme un percorso per imparare a vivere, pensavo che attraverso di lui sarei riuscita ad imparare anche io, e invece non ho avuto il tempo. Pensavo di poter decidere io ora cosa era meglio per lui e così facendo andare incontro a giorni migliori. E invece, ha fatto un pò di testa sua. Già, come ho sempre fatto io d’altronde. Allora, cercando di capire chi fosse, trovo in me i suoi tratti riconoscibili. Provando a mettermi nei suoi panni non riesco più ad immaginare una persona lontana, ma un padre consapevole della persona che aveva davanti e che di proposito, forse in virtù della sua esperienza di figlio, ha deciso di lasciare spazio alla mia autonomia. 

Ripenso a tutte le cose che mi hanno detto le persone sue amiche, a quanto ho scoperto in questi mesi che non sapevo. Non so se basta dire che “se avessimo avuto più tempo…”, forse no, forse non sarebbe cambiato niente e avremmo continuato per dieci anni ancora ad essere distanti, eppure vicini. Non lo so se doveva essere proprio questo brutto momento a farmi diventare figlia. A farmi riconoscere la sua paternità più forte. Vorrei che non fosse così. Vorrei che questi pensieri lui ora potesse sentirli, leggerli, conoscerli. Vorrei potergli comprare un regalo ancora. 

Sentirsi a casa

Viaggiare in auto non mi piace, sono solita dire. Eppure attraversare l’Italia per andare da casa a casa è comunque un momento unico. In genere malinconico, in entrambe le direzioni, comunque utile ad ordinare i pensieri e le emozioni che comporta il sentirsi a casa in due case che distano tra loro circa mille chilometri.

Quest’anno poi è stato un pò particolare. Il 2016 è stato intenso, ricco di novità, un mio anno, importante, e vederlo finire mi ha fatto sentire soddisfatta, ma al tempo stesso anche tesa verso il futuro e verso tutto quello che può ancora e sempre succedere. Nelle lunghe giornate di vacanza passate al mio posto accanto al camino ho avvertito forte l’urgenza di fare programmi a più scale ed ordini di grandezza.
Mentre sorridevo felice al mio bambino che mi scattava la foto più bella di sempre, nell’ultima notte dell’anno, percepivo però anche un certo magone.
15895593_10154082912852201_1241520110293359006_oForse è vero, come dice qualcuno, che i figli assolvono a tutti i loro compiti per il solo fatto di esistere, eppure in questa parentesi invernale, con la neve che cadeva copiosa, percepivo più forte di mai il mio senso di inadeguatezza al ruolo di figlia e avvertivo forte il senso di colpa per le scelte personali che non rinnego e che certamente mi rendono serena. Ma a quale prezzo? Ecco, questa è la malinconia che sta accompagnando questo viaggio di una fredda giornata d’inverno.
Se è vero che ognuno è padrone del suo destino, come pure sono convinta che sia, è vero anche che non voglio che le mie scelte danneggino le persone che amo ed ora che da mamma capisco alcune gioie che prima mi sembravano incomprensibili, se ci sono dei buoni propositi da mettere sul piatto i miei sono questi. Voglio usare la mia presenza ed esercitare la mia pazienza ed alimentare la mia capacità di comprensione e di ascolto e di parola per rendere meno amaro il sapore della vita. Che a me, comunque, sembra proprio bella comunque E da qualcuno lo avrò pure imparato.

correre

Ormai una settimana fa ho deciso che dal giorno successivo avrei puntato la sveglia e sarei uscita prestissimo per correre. Ero molto nervosa e cercavo un modo per sfogare la tensione e svegliare i muscoli.
Ha funzionato. Con fatica ho spento la sveglia e mi sono tirata su. Ho messo le scarpette, ipod in mano e via.
L’ho fatto lunedí, mercoledì, poi di nuovo oggi. Non so dire se sia già diventata un’abitudine, ma so che mi ha dato i risultati che cercavo. Mi ha fatto cominciare meglio  le giornate.
Per ogni (poche a dire il vero) gocciolina di sudore, uno scatto nervoso in meno. Per ogni respiro affannato, uno sbuffare in meno. Per ogni muscolo dolente, corrispondente energia per fare. Mi sento molto orgogliosa di me.

una parola per il 2016 (parte 2)

No, non si può aspettare dicembre per fare bilanci. Metà anno è già un buon punto per riflettere. Se no, non ci sarebbe concretezza.

Concretezza è la mia parola numero uno per il 2016. Sono soddisfatta. Sto praticando la concretezza. E mi rende molto soddisfatta.

Non basta però. Ci vuole anche energia.

Questa la mia parola numero due per questo semestre che inizia ora.

cadeaux e pensiero di mamma

Siamo finalmente riusciti a comprare un copriletto che cercavamo da tempo. Niente di che, eh, non fa storia (bè…non quanto il fatto che settimana scorsa abbiamo comprato la mia bici con incluso seggiolino 😀 o ancora oggi io abbia scelto una nuova montatura di occhiali).
Comunque, tant’è, abbiamo comprato questo copriletto e mentre stavo cercando un posto nell’armadio per lui quando ecco che è sbucato un bigliettino di auguri, destinato ad un papà e firmato da quattro o cinque nomi, con anche una impronta canina.

Nulla, evidentemente é stato un regalo reso indietro, cambiato. Niente di piú. Eppure, non smetto di pensarci. Chi lo avrà portato indietro? Qualcuno dei firmatari quando si sono accorti che papà lo preferiva di un altro colore? Magari sono andati insieme a scegliere altro? O forse ha fatto tutto lui, da solo, un pó stizzito per un regalo inadatto?Avrà pensato…cosa?

Non so. Questo mi tormenta. L’incredibile mistero del rapporto genitoriale. La vicinanza estrema. La somiglianza stringente. L’amore incondizionato. E poi, pouff, una individualità che si afferma . La distanza prende forma. Si cresce, continuandisi ad amare ma andando un pó alla deriva,conoscendosi e riconoscendosi a tratti .

Quel biglietto ha riportato forti in me le incertezze che sento ogni volta che scelgo un regalo per i miei. Forte dell’essere più aggiornata di loro, fortunata nel poter girare piú di loro e scoprire posti e oggetti speciali. Debole, perchè incapace di conoscerli a fobdo e sapere davvero cosa puó renderli felici.

E all’improvviso ho guardato l’altra faccia della medaglia e ho immaginato cosa potrei desiderare da mio figlio se non saperlo solo vicino di cuore.

Giornata qualunque, giornata speciale

Mi piacciono le giornate così, con la luce che ancora non va via e ti dà la sensazione di poter fare un sacco di cose e poi in effetti ci riesci, anche quando è già buio. Tutte cose stupide magari, ma messe in fila una dietro l’altra ti fanno sentire soddisfatta e già più leggera, perchè non dovrai farle dopo o domani.
e poi mi piacciono quelle serate così, in cui per un pochino mi tolgo di dosso i panni dell’abitudine e mi rimetto quelli un pò in disuso della Lu di un pò di tempo fa. Ci vuole poco, un pó di organizzazione, prendo le scale e via, è una serata mia.
Mi piacciono quelle serate così, in cui poi torno a casa e, dopo aver ritrovato un pò di me stessa fuori, ecco che trovo tutto il resto di me stessa che mi aspetta dormendo.

una parola per il 2016 (parte 1)

Ci sto pensando da un pò. Bè, forse è anche un pò troppo tempo. Ci sto pensando da prima che il 2016 cominciasse.

Già, mentre con un’amica brindavo, le dicevo che il 2016 sarebbe stato il “mio” anno, e pensavo che “mio” è un aggettivo che va benissimo per questo anno, voglio proprio che sia “il mio” anno.

Ma non mi basta.  Ci vogliono sostantivi per descriverlo, per renderlo concreto. Bello, felice, sereno, ricco, allegro, stimolante, oltre che mio, sono aggettivi, ma eludono la sostanza.

Allora, cominciamo con la concretezza.

2016, finalmente eccoti!

è il primo anno da non so più quanti che
stanotte non ho messo nulla di rosso addosso. un pò per mancanza di tempo, un pò forse proprio per una specie di scaramanzia al contrario. già, come a dire che non aspetto fortuna quest’anno, quest’anno ho deciso che me la costruirò da sola, a mia misura, la fortuna.
così, è iniziato il 2016, con addosso quel friccicore delle cose che stanno per succedere. così mi sento, elettrica per l’anno che é appena arrivato.

dicembre

L’Avvento in effetti va sempre più veloce di quello che ci si aspetti, ma quest’anno mi sembra abbia avuto un’accelerata pazzesca. Banale, banalissimo, ma mi sembra ieri che ancora cercavo di progettare il mio calendario e le caselline, pouf, tutte aperte. Sembrava ieri che facevo la lista delle cose da fare e, pouf, contenta o no, a metà o no, tutto fatto.

Bah, un pò già ho nostalgia. Ora che metto il mio Gesù Bambino nel mio presepiuccio sento che avrei voluto godermelo di più, con più calma, con più respiro, con più tempo, con un tempo più dilatato.

Va bè, è andata così quest’anno. Ora che l’attesa è finita, però, ed anche se breve,  è stata comunque piacevole, ecco, ora è arrivato il tempo del Natale, e sono nel mood giusto per godermelo del tutto.

Prima che arrivi l’anno nuovo ed un vento di cambiamento.

Autunno

I programmi di settembre sono andati a farsi benedire. Si può fare un refresh e iniziare da ottobre?