Macchietta – Via GTalk

Eh eh chi non muore, torna a chattare πŸ™‚

Vorrei sintetizzare, ma la conversazione è stata troppo spassosa, quindi non posso tagliarne alcun pezzo.


MACCHIETTA:Buongiorno. Come va?


LU’:Ciao! Ça va, e tu?


MACCHIETTA: Molto bene. Allora, cosa di speciale?


LU’: Bon, allora, sono in Italia, nella mia città, e ho cominciato qui un dottorato. Tu?


MACCHIETTA: Io ho finito il master MODO


LU’: Bene


MACCHIETTA: Non sono riuscito ad avere una tesi (di dottorato) allora mi sono iscritto

ad un altro master ma le cose sono indefinite per ora. Tu hai finito i tuoi studi?


LU’: Eh si, ad ottobre. E dunque un nuovo master, su cosa? Sempre a Dauphine?


MACCHIETTA: No, a Paris 5, sulle conoscenze e il ragionamento, dominio informatica – matematica. E per te la tesi su cosa esattemente? Lo stesso dominio del master o hai cambiato?


LU’: Dunque, in realtà ho cominciato a gennaio ed il mio programma di ricerca non è ancora ben definito, per il momento ho delle letture da completare, e il dominio, si, resta legato ai sistemi di decisione.


MACCHIETTA:Ah, bene! Con le conoscenze del master o non troppo come Electre tri πŸ™‚


LU’: si, è ok


MACCHIETTA: E’ bene sentirti dire che le cose per te vanno avanti


LU’: Grazie


MACCHIETTA: Se no, sei in contatto con gli amici del nostro master?


LU’: Non molto, sento Nico su msn talvolta


MACCHIETTA: Lui fa una tesi a Dauphine, qualche volta lo incontro, quando sono di passaggio a Dauphine. Se no, il tempo è buono in Italia?


LU’: Normale, inverno πŸ™‚


MACCHIETTA: C’è della pioggia? Non troppo freddo?


LU’: Oggi niente pioggia e un po’ di freddo. A Parigi?


MACCHIETTA:  ::) πŸ™‚ a Parigi quest’inverno è freddo, è un pò eccezionale, con la neve


LU’: oh la la!


MACCHIETTA: Non come l’inverno del 2006, è stato COOOOL


LU’: vero


MACCHIETTA: Qual è la tua città in Italia?


LU’: Potenza, nel Sud, ma non sul mare


MACCHIETTA:Ah si, io adoro il mare πŸ˜‰ ma quanto meno c’è la campagna, dei boschi


LU’:  870 m sul livello del mare, parlerei di montagna, piuttosto


MACCHIETTA: Per la tesi, è con finanziamento o senza?


LU’: con, :), con molta fortuna, se no, credo che avrei rinunciato


MACCHIETTA:  Perché? Hai trovato un lavoro?


LU’:  Perché se no come facevo per vivere?


MACCHIETTA: ?


LU’: La mia tesi è il mio lavoro


MACCHIETTA:Bene, non se rifiuti per la tesi bisogna trovare un lavoro


LU’: Voila! Esatto! E, come dappertutto, un lavoro in questo momento di crisi non è molto facile da trovare


MACCHIETTA:E’ vero, per questo ti ponevo la domanda. Quest’anno sarà difficile con la crisi.


LU’:  E tu? Un lavoro?


MACCHIETTA: Io devo finire il master


LU’: Ah, ok


MACCHIETTA:Piuttosto lavoro come studente per finanziare gli studi.


LU’:  E fino alla fine del master c’è qualcuno che ti può mantenere?


MACCHIETTA: Si la famiglia, e lavoro come studente-lavoratore durante il we, e voila, non è facile 😦


LU’: Immagino. Ma la tua famiglia è a Parigi?


MACCHIETTA: No, a Tunisi. In realtà se trovo delle difficoltà finanziarie mi aiutano, ma non è facile nemmeno per loro


LU’: Posso immaginare


MACCHIETTA: L’euro è troppo alto πŸ˜‰


LU’: E’ tutto che costa troppo :p


MACCHIETTA:Già. Io penso che in Italia era meglio prima dell’euro oppure è meglio ora?


LU’: Non so, in realtà. Prima dell’euro ero piccola ed incapace di pensare a questo genere di questioni. Ad ogni modo, penso che l’Euro sia una buona cosa, che il mercato unico sia una buona cosa, anche se l’entrata dell’euro ha determinato un aumento dei prezzi.


MACCHIETTA: Bene, no, perché io sento le persone qui a Parigi che dicono che prima dell’euro era meno caro, per questo ti ponevo la domanda.


LU’: Si, anche in Italia tutti dicono questo, ma in questo momento bisogna anche considerare la crisi globale, e poi la gente è abituata a dire che "prima era meglio" πŸ˜›


MACCHIETTA: Questo è vero, sono d’accordo con te! In realtà, si vede che c’è sempre nostalgia verso il passato.

Se no, tu abiti con la tua famiglia?


LU’:  Si


MACCHIETTA: Bene! Meglio di Parigi! πŸ˜‰


LU’: Bè…non direi!


MACCHIETTA: Allora Parigi è il posto dove sogni vivere?


LU’: Eh si, ed anche di ritornarci! Tu non ami vivere da solo?


MACCHIETTA: Spero di vederti qui a Parigi. No, io preferisco la famiglia e gli amici.


LU’: Non hai amici a Parigi?


MACCHIETTA: Si, ma il problema è che qui sento l’instabilità.


LU’: Instabilità?


MACCHIETTA:Visto che ho solo una carta di soggiorno di un anno, dunque non è stabile, ecco perché.


LU’: Ok. Ma se un giorno avrai un lavoro stabile non puoi restare più a lungo? Voglio dire, bisogna rinnovare il permesso ogni anno?


MACCHIETTA: Si anche con un lavoro


LU’:  😦


MACCHIETTA:Devi rinnovarlo ogni anno. Ma non sono troppo sicuro dell’informazione


LU’:  Ok. Dovresti sposare una donna francese, o no? πŸ™‚  Avere dei  figli! πŸ˜› Non hai una fidanzata?


MACCHIETTA: No, piuttosto il matrimonio, e non posso ora, visto che non ho un lavoro stabile


LU’: Ok, immaginavo, ma volevo solo dire che magari il matrimonio può essere una soluzione, non ora nell’immediato! Magari, se hai una fidanzata,  un giorno potreste sposarvi


MACCHIETTA: Fino ad ora no


LU’: Ok. Non ricordo qual è la tua religione se posso chiederlo


MACCHIETTA: Certo, sono musulmano


LU’: Dunque, una moglie musulmana?


MACCHIETTA:Una donna musulmana o cristiana o ebrea ma che sia vergine. Questo è quello che so riguardo ciò che dice la nostra religione


LU’:  Ok


MACCHIETTA: E per te? Matrimonio?


LU’:  mmmm Non credo troppo nel matrimonio, ma non si sa mai, magari un giorno molto molto molto molto lontano πŸ˜€


MACCHIETTA: perché non credi nel matrimonio?


LU’: Non so spiegarti, non credo di essere adatta, non voglio una famiglia, quindi niente matrimonio


MACCHIETTA: Per me penso che il matrimonio dia stabilità, ma poi è una scelta da fare


LU’:  Chiaramente


MACCHIETTA: Se no la famiglia è in salute? I tuoi fratelli, le sorelle, i genitori, va tutto bene?


LU’: Non ho fratelli e sorelle, sono figlia unica e si, va tutto bene! I miei sono prossimi alla pensione.


MACCHIETTA: Allora sei sola!


LU’: Eh si. Tu?


MACCHIETTA: Io ho una sorella e tre fratelli


LU’: Poverina! La sola tra quattro uomini!


MACCHIETTA: Eh si, guarda! LOL! Ma l’amiamo molto LOL Può essere una fortuna LOL


LU’: Età?


MACCHIETTA:  il maggiore 31 anni, i miei fratelli 25 e 22, io sono in mezzo.


LU’: Quindi lei è la più piccola?


MACCHIETTA: No, lei ne ha 30


LU’:Sono sposati? Dove vivono?


MACCHIETTA: Ancora no, tutti con la famiglia, c’è un bell’ambiente πŸ™‚


LU’: πŸ™‚


MACCHIETTA: spero di visitare l’Italia quando avrò i mezzi. Allora che città mi consigli?


LU’: L’Italia è bella dappertutto, ma non si può non visitare Roma, Firenze, Napoli, Venezia πŸ™‚ tra le più belle città del mondo. La Sicilia anche, con il suo mare, o il mare della Puglia


MACCHIETTA: πŸ™‚ Io, se trovo l’opportunità, può essere che visiterò Venezia, Roma, Milano


LU’: Ok.


MACCHIETTA: Ah, tu hai ricevuto il tuo diploma di Dauphine?


LU’: Si


MACCHIETTA: E ha richiesto tempo?


LU’: Eh…mi dispiace, non ricordo!


MACCHIETTA: Non fa niente, io non l’ho ancora ricevuto fino ad ora, mi sembra strano. Ho chiesto, nemmeno Bourgeois* l’ha ricevuto


LU’: Non Puoi chiedere a Valerie**?


MACCHIETTA: E’  conto di fare!


LU’: Bourgeois non è un buon riferimento, ha la testa tra le nuvole!!


MACCHIETTA: Ah già! Sei in laboratorio ora?


LU’:  Si


MACCHIETTA: Fai della ricerca? Se no com’è andata la fine del master? Tu avevi il tuo soggetto di memoire in Italia in R3***?


LU’: Ora sto scrivendo un articolo per una conferenza.


MACCHIETTA: Buon lavoro!


LU’:
Grazie!


MACCHIETTA: Sui dati geografici?


LU’:


MACCHIETTA: Hai fatto lo stesso soggetto del R3 vero?


LU’: Si, è così, ma ora ho finito di lavorare  a quello


MACCHIETTA: Per la nostra promozione il master era un po’ una catastrofe


LU’: Un po’..ma non troppo!


MACCHIETTA: ora devo concentrarmi anche io su degli articoli. Buona fortuna , spero di vederti presto!


LU’: Grazie, anche a te, buon week  end πŸ™‚

 

 


* Bourgeois: soggetto improbabile, un genio nato, indubbio, ma completamente fuori dal mondo. Ho sfiorato l’infarto quando l’ho visto arrivare in pantaloncini corti e con un mantello molto molto molto retrò. 

** Efficiente e bella segretaria del master πŸ™‚  nonchè prima persona conosciuta a Paris Dauphine πŸ™‚

*** Si riferisce alla materia in cui ho preparato la mia tesi di master, R3,  ed al fatto che ricordava che avevo continuato il lavoro per la tesi in Italia


Nota Bene:  Lo spasso è stato anche vedere la versione francese delle "K" italiane… WI WI proprio così :p


Chiamala fortuna

Dopo l’infinita fatica fatta per alzarmi, in un grigiore densissimo, la buona volontà mi ha suggerito di preparare la borsa per la palestra, prima lezione dopo secoli e secoli di inattività, per stasera. Mentre prendevo le scarpette, ecco che in una scatola ne ho trovato un paio dimenticato da sempre e praticamente nuovo.
Ecco, è proprio quello più adatto a cominciare una nuova attività, mi dicevo.
Sempre che non porti male il fatto che queste scarpe sono state comprate, anni or sono, in quel di Parigi, in uno dei momenti entusiastici in cui avevo deciso di praticare con costanza e zelo il footing nel bel parco sotto casa, salvo poi abbandonare dopo pochissimi tentativi, vuoi per la pigrizia genetica, vuoi per la concomitanza del mio ritorno a casa e della chiusura del parco di cui sopra.
Bene, assodato dunque che probabilmente non saranno di buon auspicio, potrebbe forse aiutare il fatto che le scarpette, perfettamente integre e per nulla maleodoranti, testimonianza dell’infinitamente breve uso, presentavano (presentavano, eh, perchè ho passato parte del risveglio a ripulirle) su entrambe le suole evidenti incrostazioni di calpestaggio dei segni del passaggio di qualche joli chiot parisien.

Questo si che mi sembra un buon inizio

update: cvd, la pigrizia, il mal di testa, il mal di stomaco, il sonno, i muscoli indolenziti e la pioggia hanno avuto la meglio…niente palestra, per ieri

la sveglia e la moquette

E’ stato un periodo tormentato e difficile, e dormire bene, praticamente impossibile. Le ho provate tutte, allora, a partire dal "forse è questo paio di lenzuola, troppo colorato, ad indurre un sonno agitato e non riposante".a finire col cambiare posizione, cambiare cuscino, cambiare orario.
Poi, ho provato a cambiare la sveglia. E’ che era inquietante, così continua, e talmente sottile che mi sembrava continuasse anche quando ormai ero in piedi, e si rifletteva nella campana lontana attaccata al collo di una smunta capra qualche centinaio di metri lontana dalla mia finestra. Così, ossessionata da quel beep beep, una mattina più irrequieta del solito ho cambiato.
Ed è allora che, mentre impostavo cartoon, ho ripensato a lei, la vietnamita che mi ha ospitato nella mia seconda settimana parigina.
Arrivando da lei, ho finalmente realizzato di essere a Parigi, che nella prima settimana era stata solo LC1 (che non è lo yogurt) da Levallois-Perret, dove era il mio albergo, a Paris Dauphine e ritorno, cene macdonaldiane e solitarie, e confusione infinita ed estrema senza poter scambiare molte parole con nessuno. Comunque, dicevo, arrivando ho visto la torre Eiffel, e poi sono andata da lei con una rinnovata energia che non mi ha fatto nemmeno pesare i sette piani di scala a chiocciola di legno e dai gradini consumati e scivolosi per i quali ho dovuto trascinarmi l’enorme valigia che avevo con me.
La sua chambre de bonne mi è piaciuta troppo, con la moquette blu ed i suoi libri per imparare a cucinare. Minh è strana e gentile. Mangia come un roditore, in realtà, che non è una bella immagine, ma resta a suo modo graziosa e delicata. I capelli nerissimi, e come spaghetti, e gli occhi a mandorla. Le sue scarpe ed uno zaino enorme e semivuoto. Mi ha fatto mangiare una cosa strana, una specie di carne essiccata e conservata sottovuoto che, pare, abbia il senso delle nostre patatine da aperitivo, condita con sale e limone, ed io le ho preparato il caffè e la pasta con le zucchine. Ho passato una mattina con lei in lavanderia, a cercare sui giornali un annuncio per una casa per me, e abbiamo dialogato attraverso il vocabolario. Lei non parlava inglese, ed io non parlavo francese. Belle commedie, insomma.
La sera, metteva il suo cuscino a rullo in mezzo al letto e si girava dall’altra parte augurandomi la buona notte. Al mattino, il suo cellulare cominciava a suonare, con una musichetta un pò cartoon, appunto. E poi, continuava a vibrare durante i corsi, e non lo staccava mai. I piedi a papera, e la strana mania di spostarsi col pc per tutto il piano alla ricerca di una rete libera a cui connettersi. Le sue telefonate in quella lingua incomprensibile ed il bagno nella cucina. Faticoso pensare di tenere sullo stesso mobiletto i pacchi di pasta ed il deodorante, e lavarsi i denti nello stesso lavandino in cui si lavano i piatti!

Liberez le Tibet

Di quel ragazzo con li occhi chiari che gridava e sul suo zaino chiedeva dove va il mondo, e di quel signore che alzava il pugno e poi osservava che avevo freddo, di quella donna a cui hanno tolto la bandiera.


Di quel gruppo che si é infilato nel cantiere e da li’ ha issato la sua bandiera, di quella ragazza che non aveva più voce e continuava ad urlare forte -liberté d’expression liberté d’expression-


Di quella bandiera che ha sventolato da una finestra dell’Hotel de Ville

 


E di quel flic scortese -qu’est-ce que vous voulez, c’est notre travail – e di tutti quegli altri armati fino all’osso che correvano di qua e di là.


Di tutto questo ho osservato oggi e sono triste.

vento

Salvo in caso di crimine ignobile, non capisco la rottura.
Dire a qualcuno che é finita é brutto e falso.
Non é mai finita.
Anche quando non si pensa più a qualcuno, come dubitare della sua presenza dentro di sé?
Una persona che ha contato qualcosa conta per sempre.

Amélie Nothomb, Né di Eva, né di Adamo

Partire ad Aprile é salutare. Il paesaggio é verde. Il verde rigenera. E’ che mi fa pensare che se la natura é capace ogni volta di tornare cosi’, rilucente, bé, allora ogni cosa puo’ tornare al suo posto e niente in fondo é difficile.
Come dire, vivere di speranza e di tisane, nel frattempo.
E poi, quella linea di confine tra cielo e mare segnata soltanto dalla scia di una barca e delle parole che no, non me l’aspettavo, hanno messo in ordine i miei pensieri. E la penna che avevo dimenticato e la carta che non era abbastanza.
E questa città, col cielo che sconfina alla fine di Place de Clichy e le due signore che mi seguono fedelmente ed il corridoio della 14 che é sempre quello. Stesso odore, stesso vento. Stesso sorriso.

carte bleu

A me Parigi mi manca. E che la frase sia sgrammaticata, non me ne frega niente. Ora, chi voglia contribuire è il benvenuto. Se magari il contributo consiste in un aiuto nel progetto di Ingegneria Sismica, tanto più gradito (perchè è la conditio sine qua non non si può partire) si sappia.

cloro

Dunque. Sono tornata in piscina, con occhialini e coraggio, ho messo il borsone in macchina e sono andata.
Bene. Confortatissima dall’ottimo risultato, che non speravo di raggiungere, ma avevo comunque prefissato, mentre nuotavo e mi sbracciavo (a proposito, un dubbio mi assale: c’avrò mica bisogno di massaggi, e qui ci si potrebbe anche proporre qualcuno, visto che nuotando a dorso germanico mi sono accorta che il braccio destro arriva moooooooolto dopo quello sinistro nell’acqua, quando invece dovrebbero arrivarci insieme, e dunque, essendo io mancina, ho dedotto un rattrappimento, seppur giustificato tuttavia precoce, del lato destro di corpo?)  ripensavo al fatto che c’è una cosa impagabile nell’andare in piscina: la strada che percorro. Piccola, in salita, trafficata. Praticamente specchietto a specchietto con chi scende. Così me li gusto. Li guardo, li riguardo, immagino. La famiglia che non ce la fa proprio a resistere nell’abitacolo, troppo piccolo, troppo affollato, la tizia che parla al cellulare (non si fa, mannaggia, è pericoloso! E qui lo ripeto, caso mai riuscissi ad impararlo pure io…) , l’uomo giovane con il bambino nel seggiolino dietro. I giovinastri che fanno i bellissimi (e ovviamente non lo sono).
Bella in fondo questa mia città.
Poi ripenso. Non so contare le volte in cui sono salita a Luxembourg e sono scesa alla Marie du XVIII. Infinite volte tre quarti d’ora a guardare da un finestrino, quasi sempre lo stesso, giusto dietro al conducente, Parigi che si muove. Parigi che lavora, più spesso, Parigi che si prepara al riposo. Il rientro, la gente stanca. La ragazza che mi fa cenno di scendere, salire in macchina con loro.
La mia voglia di arrivare.

You know you're from Paris when…

Parigi a volte torna prepotente nei miei pensieri. Quei tentacoli che mi hanno catturato, e basta una chiacchiera intorno ad un tavolo a rievocare quei sapori e quegli odori e quei colori e quei suoni e quei chilometri. La mia cornice per nove lunghi mesi. I miei pensieri in Rue Caulaincourt, mentre aspettavo nel gelo il 95 per andare a casa, là dove mi sentivoa casa. Cercando Jane Avril nei tavoli chez Pradel, mangiando la biquette e mai un’altra insalata. Sapendo esattamente quale canzone ho ascoltato percorrendo quale percorso. Con negli occhi stampato il volto del giovane padre che al mattino si dirigeva verso la crèche e quello del vecchio dalla pelle nera i capelli bianchi ed il camice grigio nell’atrio dell’università, mentre mangiavo la mia chocosuisse. e allora mi commuovo, leggendo.

1. You consider Boulogne, Neuilly, Saint-Denis etc to be the countryside. I mean, Porte de Versailles or Porte de la Villette mean there IS a door, and therefore an outside and an inside, right?
2. You know that, when you take the subway and you have to go through Châtelet, you NEED a ticket because you know exactly where the police is hiding (behind those glass window things)
3. You’re SO over the sound the Carte Imagine R makes when you swipe it on the machine
4. Your very first clubbing experience was at Les Planches. Now you think it looks more like a nursery than a club.
5. You know that a martini means a martini, and not that gross vermouth and gin mixture.
6. You find it normal that someone is randomly peeing in the street.
7. You peed in the street at least once in your life.
8. You think that having a car in Paris is useless, but to go from Concorde to Les Champs Elysées, you take a taxi.
9. You can tell only by looking at their clothes from which arrondissement people are.
10. Shopping is a competitive sport, fashion, a way of life.
11. You actually consider walking in dog shit with your left foot lucky (it happens so often, it might as well be useful)
12. You know the subway map by heart, but you have trouble learning the different regions of France.
13. You know that coffe isn’t suppose to be served in a cup that looks like a bathtub. And you drink it at the bar, standing.
14. You hate Paris and Parisians.
15. You love Paris and Parisians.
16. When foreign people ask where you’re from, you say "Paris", and not "France".
17. You could write a poem on Ladurée/ Pierre Hermé macarons.
18. You have never been on the Eiffel Tower, or on a boat on the Seine, and you only go tothe Champs Elysées when it’s Sunday night and you need to buy a book at Virgin for class on Monday.
19. When people say "Paname", you want to bleach their mouth.
20. You’re so dramatic, you say you want to kill yourself at least five times a day.
21. You’re surprised when someone holds the door for you at the subway exit.
22. You’re even more surprised when a sales person asks if you’re looking for something in particular. Actually that would never happen.
23.You know the guy whose sister’s friend who’s the cousin of a girl who knows the manager.
24. You got shit faced when you were 13, and now you drink real drinks, and look down on people who do vodka/beer shots at frat parties.
25. "Putain", "bordel", "merde" or the ever famous "putain de bordel de merde" are not considered "bad words"; I mean, you use them every day, and sometimes it’s affectionate.
26. You don’t really get excited when you go clubbing; you just take your bag and go.
27. You know that Paris is not a city, it’s an attitude.
28. When you see "schales" in the street, you think that they should be banned from the city and burned at the stake.
29. You thinks it’s normal when you know the life story of the butcher/baker/cashier of G20/homeless guy rue de Rennes/sales woman of H&M.

30. You KNOW that it’s the most fabulous,angry, stylish, bitchy, comic, even romantic (even though you HATE clichés) city in the world and that, although you left, you will come back and stay for good.

Update: che poi, chissà che farò, ma mentre perdevo la mia pinza ieri sera pensavo che sì, mi manca.

intensa

Altre volte ho fatto questo percorso. Tante. Quante? Non l’ho so più, come se nemmeno mi fossero appartenute, come se non ricordassi più. Eppure, ho in mente il sapore dei pensieri che provavo e di quelle lacrime che a volte scendevano, separandoci. Credo che non se ne sia mai accorto di quelle lacrime, le tenevo per me, e mi sono fatta logorare.

Stamattina asciugavo i capelli, e ho lasciato che queste lacrime fossero invece condivise. La sincera consapevolezza del non sapere che sarà, ma partire con un occhio su quella rue e senza portare con me un sacco di cose – l’accappatoio giallo, l’asciugamano di lino che solo il lino voglio per il viso, un paio di infradito, la bottiglia di vino, vuota, dei miei 25 anni in Rue Saint André des Arts, una nuisette, comprata ai saldi a Lyon, il bagnoschiuma al caramello, buonissimo, la mia guida routard di parigi, il libricino dei brunch (ma posso dire libriccino, che mi piace di più?), il mio sacco arancione per la spesa al mercato, altro. –

Ho rifatto il percorso, oggi, ed ero diversa. Così, consapevole. Forse, rassegnata, forse disincantata. Forse, solo più leggera.

D’ailleurs, perché dovrei affliggermi, ora?

 

(le unghie crescono, ho pedalato sugli champs elysées, i corsi ricominciano, gli esami avranno un ritmo incalzante, la crème brulée alla fine ieri faceva schifo, gli ingegneri mi chiamano sul cellulare e mi incaricano di fare cose che non so ancora se voglio fare, gli uomini mi guardano, io scatto foto e mangio tanto e la piscina ricomincia e le amiche si ritrovano faccia a faccia su un tavolino a piazza garibaldi, Modo’ è diventato ancora più alto e ancora più macchiato e la lavatrice s’è riempita subito e mamma mi ha lasciato un pensierino sulla scrivania ed ora posso dormire, eppure non ho sonno)