cartelle

Può essere che sia una sindrome maniaco-compulsiva, ma la creazione di cartelle e sottocartelle è un istinto irrefrenabile quasi quanto quello di fare pulizia dei desktop altrui (ma questa sindrome forse è ancora più grave e pertanto va trattata a parte).

comunque, è sufficiente che uno dica che qualcosa su cui esiste un file faccia riferimento ad una possibile classificazione, tac, io gli ho già creato la cartella per archiviarlo in modo ordinato.

Ora lo faccio anche nella posta elettronica.

Ogni volta, però, rimpiango il caro vecchio Windows XP. Bei tempi, quelli, in cui riuscivo a decidere sempre io dove mettere le cose, e soprattutto in che ordine far apparire le cartelle. Invece no, questo qui, 7, insomma…anche con due partizioni decide che la cartella “documenti” è la cartella documenti. Insomma, faccio fatica ad interagire con lui, io che la cartella “documenti” poi non l’ho mai considerata come possibile classificazione dei miei files.

Sì, un post inutile.

 

 

 

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Filastrocca di Capodanno

Fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.

Gianni Rodari

A cosa stai pensando? (#1)

Stasera ci ho la lacrimuccia facile, che il film mi commuove, la pubblicità pure, e quasi quasi pure la mozzarella (che in effetti era proprio saporita).
In realtà, al di là dello squilibrio ormonale causato dall’assenza di zuccheri e chocoelementi nel mio organismo, da cui deriva direttamente l’emozione per la mozzarella, sono giorni in cui sono facile all’emozione, ecco.
Così, mentre mi preparavo alla notte, stavo per aggiornare il mio stato di facebook per esprimere questa angosciante verità, e mi sono resa conto che no, non era quello lo spazio più adatto, ma questo.
Si, vero, non trovo mai il tempo, o forse gli spunti e gli stimoli, per bloggare qualcosa di interessante, ma in fondo non è scritto da nessuna parte cosa è o non è interessante. In questo momento per me è interessante il mio stato d’animo, e soprattutto, è il modo più semplice, questo, per lasciare tracce certe allo psicanalista che prima o poi dovrà cimentarsi con l’anamnesi della mia mente 😀

Distrazione

Apro contenitore per lenti a contatto, parte sinistra. Giustappongo lentina sinistra. Riempio di soluzione. Richiudo. Apro contenitore per lenti a contatto, parte destra. Riempio di soluzione. Richiudo. Ripongo su mensola e mi allontano dal bagno. Poi noto qualcosa di strano nella vista.

Storia Clinica di Un PC

  Tutto cominciò quando, all’improvviso,si accendeva con lo schermo nero. Lunghi periodi di questo sintomo inesplicato, e al momento di farlo vedere, sintomo scomparso. Ora da un sacco di tempo non si manifesta ( e speriamo continui a non farlo).

Poi cominciarono i contatti: prima il tasto R poi le casse. ll tasto R oggi funziona, le casse no!

 L’alimentazione: i contatti anche al cavo. Cercando contatto, appunto, il cavo si è incendiato. La batteria era attaccata, e da allora, con il nuovo cavo, spesso va in conflitto, per cui, QUANDO IL PC E’ ACCSO, O LA CORRENTE, O LA BATTERIA. Se insieme, il pc potrebbe spegnersi all’improvviso misteriosamente.

Veniamo all’ultimo sintomo: la (probabile) ventola. Il pc, da un po’ a questa parte, all’avvio crede di essere un trattore, o una mucca, o qualunque cosa che fa molto molto molto rumore (che non si può lavorare).  
Ci saranno gli spiriti dentro?

Fare economia

Volevo postare lo screenshot della mia pagina di FlickR, account scaduto da una settimana circa, colpitissima dal banner "Torna ci manchi" (cosa non si fa per guadagnare, tzè) ma, argh, mi sono resa conto che di solito per postare nel blog le immagini (visto che splinder, account gratuito, mi da poco spazio :p) uso FlickR.
E stavolta non posso farlo.sigh sigh
(se qualcuno voglia contribuire, eh, apprezzo)
(uff, ma quando mi pagano?)

Fenomenologia del prendere appunti (e interpretarli)

Si narrano leggende su soggetti che, quale che fosse la velocità con cui un qualsivoglia prof spiegasse argomenti di qualsivoglia complessità – concettuale, grafica, di calcolo che fosse – riuscissero ad appuntare con ordine e metodo tutti i passaggi della lezione senza perdere una virgola, una, e, finanche, annotando qualunque gesto o movimento del relatore di turno, compresi starnuti ed esclamazioni varie.  Si narrano leggende di campus di soggetti che, pazienza infinita, registravano, accordato il permesso, le lezioni e dopo ore ed ore di corsi che, si sa, ad ingegneria fanno perdere i capelli, le riascoltavano e sbobinavano. Questi appunti tanto preziosi, arricchiti di grafici e disegni, diventavano per alcuni corsi (notoriamente Geotecnica, Katia gli studenti ringraziano, nei secoli) i veri e propri riferimenti bibliografici. Della serie, la bibbia secondo il prof (la prof, nel caso in questione:p).

Si narrano poi leggende (o quanto meno non mi dispiacerebbe se si narrassero :P) circa il fatto che pure io me la cavassi discretamente, e che pazientemente, ad un certo punto della mia vita, fossi arrivata addirittura a ricopiare e sistemare gli appunti volgendoli in digitale. (si badi che le mie capacità di appuntinaggio sono scientificamente provate dal fatto che il recupero degli appunti di, nell’ordine, Scienza delle Costruzioni, Tecnica delle Costruzioni, Geotecnica appunto, Teoria e Tecnica della Pianificazione Territoriale e Urbana, nonché Tecnica e Gestione Urbanistica al fine di preparare l’orale – superato – dell’Esame di Stato sia stato meno drammatico del previsto).

Allora il punto è:

Cosa  mi succede quando l’argomento dell’appuntinaggio è argomento che mi appassiona e che, per la passione, mi distrae dal filo naturale del discorso facendomi perdere in connessioni improvvisate che trovo e che mi invento, stimolanti per la mia mente ma che, tragicamente, rendono quasi inutilizzabili gli appunti, sintetizzati ad una successione di frecce e di deviazioni, di nomi e di riferimenti (spesso pure scritti male accipicchia!)?

Ebbene, riflettevo su questo sfogliando gli scarabocchi frutto di una telefonata improvvisa del mio tutor di PhD. Ghgh, ridacchiavo tra me e me mentre mi suggeriva cose interessanti da leggere. Ghgh, ridacchiavo tra me e me quando scrivevo nomi di ricerche da fare. Ma ora, a poche ore dalla telefonata, cosa vorrà mai dire uno schema del tipo:




Accetto suggerimenti ed interpretazioni. Chi meglio mi conosce, tanto più si sforzi. La chiave è nella mia testa. Argh*10^6

L'ALTEZZA GIUSTA

Mattiniera, stamattina ho cominciato subito a lavorare. Dopo una decina di minuti di rilettura dei passaggi messi giù ieri, mi sono accorta che tendevo ad incurvare la schiena, per via della sedia – forse – troppo alta.
Abbassiamola, mi sono detta. Pluff, in un attimo fatto. Ho provato ad abituarmi alla nuova condizione ma, boh, la schiena incurvata permaneva, e si sommava un angolo acuto per il braccio (non ci sono abituata, mi hanno sempre insegnato a formare un angolo retto, se no mi fanno male i polsi) ed inoltre la sensazione di essere bassissima.
Che fare? Eh si, questi si che son problemi

vecchiaia

Nell’ascensore dei ragazzi tipo del secondo anno, mentre parlavano dell’effetto dell’essere brillo/ubriaco con l’eccitazione della prima volta, uscendo mi hanno detto "arrivederci".
Eppure pensavo che il Winnie Pooh attaccato allo zaino e loro non mi facessero sembrare più grande.