Polvere

Queste pareti rosse che ho colorato io arrampicandomi su impalcature improvvisate sono piene di cose. Ancora troppe, pur se già più volte ho sgobbato duro per liberarle.
Non basta, sento il bisogno di alleggerire ancora. Riempirmi gli occhi e la pelle della polvere accumulata tra tutte queste cose e fare aria. Minimal. La polvere rende questi ricordi sbiaditi, opachi. Al tatto, ruvidi. Così perdono la poesia e l’incanto del tempo da cui provengono. Per questo, ora voglio ravvivarli e conservarli in mente, con il bagliore vivo del loro momento.
Domani, all’opera.

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lo spazio che evolve

Stravolgere l’ambiente in cui dormo è una cosa che ho sempre amato fare. Avrò cominciato da piccola, spostando ogni tanto una piccola componente della camera, stravolgendo completamente la sistemazione in alcuni casi, ostinandomi addirittura a cambiare il colore dell’altissimo soffitto da sola, arrampicata su tavoli e sistemi vari per arrivare più in alto possibile, in genere soddisfatta del mio lavoro, anche se molto imperfetto.
Nel tempo, poi, ho accumulato oggetti, pezzi di carta, biglietti di mostre e concerti, locandine varie, costruendo in pratica una camera (impolverata) dei ricordi.
L’accumulo seriale è continuato pressoché costantemente fin quando, scegliendo di sposarmi, ho abbandonato la mia camera e, gioco forza, mi sono trovata costretta a riadattarla per poterci dormire in due. Ammetto però che da allora ho cominciato ad imparare a separarmi dalle cose. Forse perchè ce n’erano davvero troppe, di alcune non ricordavo più l’origine ed il ricordo a cui avrebbero dovuto essere associate. Così, lo stravolgimento ha cambiato forma, ed anziché diventare un modo per sistemare nuove aggiunte, è diventato una fase per fare spazio.
Mi sembra di non avere (quasi) più bisogno di nulla, soprattutto di non avere più bisogno di cose su cui si accumula la polvere.
Ora che sono tornata nella mia camera e ci rimarrò per un pò, poi, ho sentito l’esigenza di un ulteriore stravolgimento, che potesse fare nuovo spazio all’alieno che sta arrivando. Ho cominciato dai libri, compresi quelli di università, ho staccato dai muri alcune locandine di lavori fatti. Ho spostato in altre stanze cuscini ingombranti, ho conservato in scatole le mille candele che avevo, lasciandone fuori solo alcune per l’unico momento in cui ancora le uso, il bagno, ho spostato le librerie, ho ottimizzato un pò lo spazio, sacrificando il comodino, etc etc etc.
Stamattina, poi, ho deciso che era l’ora di liberarmi anche di una piccola (!) collezione di giornali. Da tempo, ormai, conservavo tutti i glamour che ogni mese compravo. Non li ho mai più aperti.
Ne ho contate 87 copie, ne ho tenuta soltanto una, avuta in omaggio in occasione della prima di Mamma Mia, biglietto vinto attraverso un concorso organizzato proprio dal giornale qualche anno fa. A Milano ne ho qualche altra copia, più recente. Tra i volumi, alcuni francesi, comprati nel periodo parigino. Le prime copie, con il prezzo in lire, risalgono al primo anno di università.
E’ strana la sensazione che fa: non mi dispiace, piuttosto,  mi sento più leggera: gli oggetti non mi interessano più. I momenti da ricordare rimangono importanti, ma non hanno bisogno di nulla di materiale che li sostenga.
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Ottobre

Ad Ottobre le strade di Milano si riempiono di foglie di tutti i colori. 20131019_133743

Il cielo è troppo spesso grigio e pesante, ma da terra arrivano colori caldi, anche se l’aria ormai è fresca.

Cammino con lo sguardo in basso, così, ripensando alla giornata trascorsa. Ancora una volta, non sono contenta. Già, sì, il solito problema dell’insoddisfazione che mi porto dietro. Eppure, sono curiosa, ho voglia di fare, mi invento cose da fare. Allora perchè? Non so rispondere. Ho troppe risposte.

Di poche cose, però, rimango certa. Non sono pallida come questo cielo di ottobre. Sono calda, come queste foglie a terra. In quel calore, sono appassionata, e quelle passioni no, niente riuscirà a spegnerle. Troverò l’idea per renderle vive e farle bruciare non solo nella mia testa.

Getting the whole system in the room (cit.)

Forse potrebbe anche essere questo il lavoro che vorrei fare. Di certo, al di là del principio (voler far partecipare tutti), il punto è che nel cercare il modo con cui farlo, ho la sensazione di non riuscire a padroneggiare quanto invece vorrei. Così, mi crogiolo in letture che, chissà, forse non porteranno a niente, giro intorno ma non riesco a centrare il punto. 

Ricordo. Progetto.

Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così.

In realtà, niente esiste per più di un istante,

tranne ciò che custodiamo nella memoria.

Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento

– preferirei morire piuttosto che dimenticare.

Firmino, Sam Savage, Einaudi 2008


E così, mi sono svegliata e ho realizzato che è passato un anno dalla mia laurea. Mi sono guardata indietro, ho cercato i cambiamenti, ho ripensato alle mie ambizioni. Mi sono detta che forse devo moderare il tiro, abbassare un po’ la posta, lasciarmi andare, ed aspettare. Ma visto che le cose non durano in eterno (e me lo ricordava stamattina Firmino a colazione, proprio mentre leggevo le ultime pagine), non si può aspettare. Ed al di là della voglia di mantenere i ricordi e mai dimenticare, oggi mi dico di non abbassarla quella posta, ma di tenerla alta e di stancarmi per raggiungere quegli obiettivi pretenziosi ancora un po’ indefiniti, forse, ma che giorno dopo giorno, mentre il mio modo di vedere le cose cambia e si trasforma, e le mie convinzioni sono in discussione (…), diventano più concreti.

in ordine sparso

Il treno corre veloce, attraversa l’italia verde verdissima, passa accanto al mare. La gente si alterna intorno a me. Mi raccolgo su me stessa, infreddolita, l’aria condizionata è troppo forte. Leggo, tutto il tempo, con lo zelo necessario per arrivare alla fine del viaggio con il libro finito. Mi fermo a pensare al mese che mi aspetta, forse troppo denso di cose. Mi fermo a pensare ai mesi trascorsi, al punto scelto per poggiare i gomiti sul tavolino e fare i conti.

Leggere, partire, osservare il corridoio e, a tratti, creare un nido. Nuovi contatti, confrontarsi. Scoprire le cose belle che si possono fare, ed i kilometri e le attese. Un nuovo strano ed atipico desiderio di progetto, prendere le misure e disegnare. Condividere momenti difficili ed annusare odori che non si vuole mai più percepire, avere pazienza, e non vedere l’ora.

Stringere alleanze,potrebbero essere svolte, patti veri, e allora bisogna crederci, ed essere sempre sincere. Chè siamo romantiche, e vogliamo investire nei sogni, e nella forza.

Sentirsi dire a notte inoltrata che ora che sei una brava persona, puoi continuare ad esserlo, convenire che forse è questo crescere.

Arrivare, poi partire ancora, con fatica, ma senza stanchezza.


spes

Se fosse davvero vero quel che ho sentito dire poco fa nei corridoi dove si consumava un mezzo caffè, sarei addolorata e offesa. Ma, nonostante "non abbia avuto la fortuna di essere sua allieva" come mi scrisse tempo fa lui stesso nella prima pagina bianca qui dentro, bè, posso essere un buon professionista comunque. E avere la speranza che con le mie forze e con le forze di quanti sono simili a me, il sostrato culturale della città, se è proprio così basso, possa diventare migliore.

la cosa pubblica

Succede che ci si ritrova in un laboratorio, un proiettore acceso che emana un sacco di calore e fa un sacco di brusio. una decina di persone, circa, cercando di capire perchè questa cosa pubblica è tanto bistrattata.

Volevo fare l’urbanista da grande, e la voglio fare ancora. E allora guardo, osservo, imparo, e mentre gli animi si infiammano e certe affermazioni prendono colori politici, mi domando semplicemente com’è che sia così difficile fare le cose per bene.

degli appunti della serenità e di un futuro migliore

E’ lunedì mattina, la carburazione è lentissima, la pigrizia c’è, c’è pure il sole che farebbe venir voglia di uscire ed andare. Facciamoci coraggio, però.
Pagina 2 degli appunti sbobinati ormai registrati lungo tempo fa (il che sarebbe, altrimenti detto, che è tempo di fare l’esame)
"Tuttavia, bisogna considerare che il luogo di un evento sismico è, cinismo a parte, un meraviglioso laboratorio a cielo aperto, grazie al quale approfondire le conoscenze e dedurre nuove osservazioni"

Ancora non sono arrivata alle tabelle con i morti e i senza tetto, perchè allora, lo so, spegnerò tutto e cambierò mestiere.

di quando poi quello che studi esiste davvero

Il TgR delle 14.00, si sa, bisogna vederlo. Mica solo per scoprire quale cravatta ha indossato lo zio, no, c’è anche dell’altro. Tipo, scoprire che una signora un pò impacciata davanti alla telecamera c’ha il suo concetto preciso preciso di sviluppo sostenibile, e magari ci crede davvero. E collabora.
E così, mentre penso davvero che sarebbe una figata aprire un’erboristeria, ne parlo col prof e mi lascio dare il suo beneplacito, mi accorgo che quello che faccio ora e quello che voglio diventare davvero sono cose belle da morire.