belli trenta

Sono arrivati i trent’anni.
Fa strano, un pò. Talmente strano che ieri ero davvero di cattivo umore, grigio come la giornata, un pò stizzita. Anche un pò apatica, senza quella verve che, fino a qualche mese fa, mi faceva impazzire dalla voglia di dare una grande festa.
Niente festa, molto silenzio, ho cercato di tenermi per me i trent’anni.
Anche se, bè, quanto affetto intorno.
Cominciato già a mezzanotte, quando il mio fidanzato mi ha chiuso in bagno per prepararmi la sua sorpresa 🙂 così davvero sorprendentemente piacevole.
Sono stata coccolata tutto il giorno, da telefonate a cui non sono riuscita a rispondere, messaggi e mail a cui prima o poi risponderò, pensieri da lontano che ho sentito intensamente vicini, pacchetti, biglietti e pacchettini che ho scartato con calma davanti ad una birretta.

Dunque, in conclusione, un giorno denso, calmo e piacevole.

Con una nota di brio.
Qualche giorno fa, casualmente, mi è caduto l’occhio su una locandina, in un bar. Il V-day a Milano, con tanto di Monologhi della Vagina interpretati da donne di diverso ed interessante spessore, alla presenza di Eve Ensler. A Milano, il giorno del mio trentesimo compleanno. Un segno del destino, a cui non potevo non rispondere.

Quindi, ci sono andata, in rosa compagnia.

E non potrò dimenticare facilmente le emozioni che ho provato ri-ascoltando parole già lette, ma forse non abbastanza vissute.

E’ bastata un’ora e mezza a ricordarmi quanto io sia fiera di essere una donna, quanto io creda nelle donne, quanto sia bello avere delle donne amiche intorno che in questi mesi sento davvero vicine.
Fiera donna trentenne, comincio questo anno con un rinnovato proposito. Essere consapevolmente donna, e dire alle altre di fare lo stesso, ringraziando, come ha fatto ieri sera Eve quegli uomini che a volte prima di noi ci riconoscono quali siamo.

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delle chiusure

Ormai sono alcuni giorni che cerco di digerire questa cosa e scrivere un post. Ok, ora ci sto provando, ma … è che digerirla vuol proprio dire metterci un punto, e questo punto fa una grande paura.
E’ che un pezzetto importante del mio lavoro si è chiuso, in questa settimana di febbraio che ormai è finita, e chiuderlo…vuol dire tante cose.
E’ stato un lavoro importante, in cui ho – abbiamo – profuso molte energie. Giorni e notti instancabili. Ritmi sconvolti, tensioni altissime. Discussioni, perché dovevamo essere convinte fino in fondo, e fino in fondo io non sono ancora convinta. Malumori, perché tante cose sono andate storte, anche ma non solo per colpa nostra. Sorrisi, tanti, perché tante persone abbiamo conosciuto in questi mesi.
Poi, per me è stata la prima volta che sono entrata in aula da quella parte della cattedra. Solo per spiegare come funzionava un ning, cosa stupida, però ero lì, con quei sei anni che mi separavano dai miei studenti. Ho cominciato a guardarli, è stato emozionante vedere tra loro dinamiche che non mi erano nuove. E’ stato imbarazzante doversi far dare del lei – e infatti non ce l’abbiamo fatta. E’ stato imbarazzante anche farsi dare del tu, lasciarsi avvicinare, avvicinarsi, in ruoli non sempre chiari. Mi sono divertita – con affetto sincero – a trovare qualche discepola, come dice una amica saggia, a cui di tanto in tanto lancio le mie pillole di saggezza, e che oggi non posso più considerare studentesse, ma amiche.
Poi ci sono stati i cittadini che aspettavo e che non sono arrivati. Ci sono state quelle tavole da guardare e riguardare, ma non l’ho fatto con tanta attenzione. Eseguivo un controllo perché dovevo farlo, ma mi sarebbe riuscito meglio sporcandomi le mani.
Già, ho scoperto in questi mesi che non mi piace comandare, ma nemmeno eseguire a comando; ho scoperto che mi piace fare. Decidere, prendere iniziativa, ed agire. Così, ho sofferto nel dover demandare, in alcuni casi, e nel dover accettare decisioni dall’alto, in altri. In fondo, in questa partecipazione che abbiamo provato a mettere su, non ho partecipato abbastanza. Essere nell’organizzazione non mi ha fatto entrare nel vivo dei problemi, sono stata superficiale; già, da una parte colpa mia, non essere riuscita a gestire tutto; dall’altra, forse una disorganizzazione più generale, ed uno squilibrio nelle cose da fare.

Ad ogni modo, fino a settembre, non ho sofferto da sola. Mi bastava uno sguardo oltre la scrivania, e trovavo sostegno. Poi, però, le cose sono cambiate, e così, in questa chiusura che ha riunito la squadra…bè, ho sentito ancora di più l’assenza. Ho avvertito di essere rimasta indietro, un po’ persa forse, un po’ assopita.
Anche per questo è difficile mettere il punto; quello è il modo con cui fare le cose, insieme, mettendoci l’anima, e sapendo che nemmeno basta per farle come vorremmo, ed oggi quel punto è un dirci “ok, lavoreremo ancora insieme, perché ci piace farlo, ma quando non si sa”. 

in ordine sparso

Il treno corre veloce, attraversa l’italia verde verdissima, passa accanto al mare. La gente si alterna intorno a me. Mi raccolgo su me stessa, infreddolita, l’aria condizionata è troppo forte. Leggo, tutto il tempo, con lo zelo necessario per arrivare alla fine del viaggio con il libro finito. Mi fermo a pensare al mese che mi aspetta, forse troppo denso di cose. Mi fermo a pensare ai mesi trascorsi, al punto scelto per poggiare i gomiti sul tavolino e fare i conti.

Leggere, partire, osservare il corridoio e, a tratti, creare un nido. Nuovi contatti, confrontarsi. Scoprire le cose belle che si possono fare, ed i kilometri e le attese. Un nuovo strano ed atipico desiderio di progetto, prendere le misure e disegnare. Condividere momenti difficili ed annusare odori che non si vuole mai più percepire, avere pazienza, e non vedere l’ora.

Stringere alleanze,potrebbero essere svolte, patti veri, e allora bisogna crederci, ed essere sempre sincere. Chè siamo romantiche, e vogliamo investire nei sogni, e nella forza.

Sentirsi dire a notte inoltrata che ora che sei una brava persona, puoi continuare ad esserlo, convenire che forse è questo crescere.

Arrivare, poi partire ancora, con fatica, ma senza stanchezza.


di piccole cose

C’è questo negozio che profuma un pò di polvere e ha le pareti verdi e gli scaffali beige  ed io me lo ricordo così da sempre. E quando ero piccola una volta sono andata a finire contro un tavolino di vetro nella vetrina. E’ un’amica di mamma, e io lì dentro sono cresciuta, infilandomi nel camerino mentre signore dal tacco barzotto, come le chiamerebbe la profe a ragion veduta, provavano maglioni di lana con colli ampissimi. Oggi è un pò in declino ed è difficile che ci sia qualcosa per me, eppure è solo lì che mi sento a mio agio, e, a tu per tu con Elena, mostro i difetti della merce e poi passo il tempo a ripiegarle i maglioni, come fossi la sua commessa, e ad ordinarli per taglia e per colore, mentre lei sul divanetto fuma una sigaretta e chiacchiera con mamma, entrambe gli occhi un pò tristi. E’ solo lì che mi sento libera di prendere qualcosa e misurarla così, anche se non ne ho bisogno, e di fare il giro del negozio con un poncho grigio o una gonna di tulle. Ed è lì che ieri, mentre aspettavo l’ennesima prova dell’ennesimo pantalone da stringere per la mia mamma minuta, ho trovato nel fondo di una scatola due borse uguali, una marron e l’altra color cuoio, scamosciate, proprio come le volevo, ed avevano un prezzo stracciato e mi son detta ok, le prendiamo tutte e due, perchè una sarà per lei. E mentre pensavo a questa cosa, mentre prendevo il cellulare e la chiamavo per chiederle quale colore avrebbe preferito e lo so quale preferirà ma solo volevo dirle che pensavo a lei, mi si è stretto il cuore. E se penso che il nostro cammino insieme ha il tempo di due esami soltanto, un pò mi spiace. E mentre l’anno finisce, vorrei che nel nuovo lei possa avere tutto quello che ora desidera, e che il nostro rapporto rimanga così, semplice, e magari continui a suon di cene al profumo di melanzane e vino del beneventano.

Viva i cavatelli con i broccoli e l'olio piccante.

Lo scontro s’è compiuto. Nel momento in cui le cotolette (cotte al forno) sono arrivate a tavola, si sono scatenati i bollenti spiriti e si è alzata la tensione tra la donna mediterranea e l’emiliana doc . L’una sostenitrice del fritto ad oltranza, che la parmigiana con la melanzana grigliata non è una parmigiana e l’uovo fritto già come parola suona meglio della nouvelle cuisine, l’altra invece, donna di casa, si lamenta per aver preso 3kg in questa settimana lucana per colpa della pasta e del pane, che lei invece su mangia sano e non frigge niente. Solo ricette semplicissime, come il dolce che ha preparato oggi: biscotti inzuppati nel martini, una specie di crema fatta con burro, philadelphia e non so cos’altro, e per finire uno strato incredibile di marmellata di albicocche, che è un dolce austriaco, eh, ma fatto così, semplice semplice.

Ora, si capisce chiaramente che mi schiero con la donna del Sud, io che sono una purista e a me le cose pasticciate non mi piacciono e se devo mangiare, devo mangiare come si deve, che poi, il brodo fatto ieri, che doveva essere naturale ma ci ha messo un dado, e poi ha condito per sé e per i figli quelle tagliatelle cotte lì dentro con la panna, bè, questo è quello che fa male. Viva i cavatelli con i broccoli e l’olio piccante.

 

Nota a margine: si tratta delle mogli dei miei zii, entrambe vivono in Emilia, ma una lucana, l’altra modenese, ospiti in questo periodo da me. La convivenza è difficile. Caratteri diversi, opinioni divergenti, litigio. Poi ditemi che nn ho ragione a passare il tempo in cucina a lavare i piatti!

 

 

 

un vaccino per la vita

La realtà è che stanotte ho ancora un sacco di cose da fare, ma un attimo di tempo per questa cosa che voglio dire dovevo trovarlo. Dunque. Prima la notizia: Ragazze residenti in Basilicata, classe 82 o 83, Venerdì 21 Dicembre, tra le 09 e le 13 rendez-vous al Reparto di Ostetricia e Ginecologia, Padiglione F2 dell’Ospedale San Carlo (non so se vale pure per le fanciulle del materano o di altre zone della Regione, questo è quello che so, meglio di niente), presentarsi munite di documento di identità per beneficiare – finalmente – della Campagna "Un vaccino per la vita".
Detto questo, vi racconto. Ero a Parigi quando ho saputo che lo Stato Italiano passava gratuitamente alle dodicenni il vaccino, appena entrato in commercio, contro il papillomavirus, che è ritenuto una delle cause  dell’insorgenza del cancro al collo dell’utero, con la giustificazione nel fatto che il vaccino è tanto più efficace quanto più giovane è la donna che lo riceve e meno sviluppata la sua attività sessuale.
Non nego che mi sono sentita esclusa. Non che qualcuno mi impedisca di vaccinarmi comunque, ma questo medicinale costa 188€ (se non sbaglio) a fiala, e le fiale sono ben 3.  I conti sono facili. Ad ogni modo, rientrata in Italia ho saputo per caso (non che mia madre se ne fosse resa conto eh) della campagna della Regione Basilicata "Un vaccino per la Vita", che allargava la distribuzione gratis alle donne nel 15°, 18° e 25° anno di età. Ed io rientro nell’ultima categoria, appunto. Ho cercato informazioni più precise, prima rivolgendomi direttamente al mio medico curante, che in effetti non ne sapeva molte più di me, e poi chiamando il numero verde 800 29.20.20, che è quello riportato sui manifesti. Mi hanno rimandato al centralino della Asl per le vaccinazioni, ma qui nessuno sapeva dirmi niente. Sono andata di persona alla ASL, e la situazione non è migliorata, l’unico che ha saputo dirmi qualcosa è stato un medico, che mi ha chiesto quando ero nata e mi ha detto che ero esclusa, perchè la campagna riguardava le ragazze nate da luglio ’82, ed io sono di aprile. Vabbè. Ho fatto spallucce e me ne sono tornata a casa. Poi un paio di giorni fa una mia amica mi ha informato dell’appuntamento del 21, e FINALMENTE   questa mattina ho ricevuto una telefonata da una donna, che mi ha detto appartenere ad un’associazione tipo IRIS, ma non ne sono certa, e che mi ha descritto la situazione, invitandomi a presentarmi il giorno 21 ed aiutarle a diffondere l’informazione, proprio perchè, come io stessa le ho detto, qualche problema di pubblicità c’è stato. Ora, io sono pronta, e sto facendo il mio giro di telefonate, sms e mail per avvertire quante più persone possibile. Mi scuso per le informazioni probabilmente imprecise ed insufficienti, ma meglio di così non sapevo fare.
P.S. Si badi: ancora ora io informazioni in rete non riesco ad ottenerle, l’unica cosa è un documento, formato pdf, reperibile a questo indirizzo.

limone vagante

Qualche volta ci provo, si, mi guardo nello specchio e ballo. E’ l’effetto della musica, è quando sono allegra, energica, e il mio corpo va da sé, prende possesso di me e mi guida.E viene naturale.

Poi, poi sono sulle scale, guardo la gente ballare, è bella e mi piace guardarla. Vorrei esserne parte. Ma non oso. Mi lascio trascinare, mi lascio convincere, ma non sono convinta. Ci sono, ma non è il mio posto. Guardo le altre, non sono diverse da me. O forse si, non lo so. Non so essere oggettiva. Il corpo che si muove, non riesco a percepirlo, non riesco a controllarlo e la luce mi abbaglia, mi deconcentra. Non sono relax. Non so esprimermi. Ho bisogno di parlare, per esprimermi. Ho bisogno di controllare, per esprimermi, e la parola so di poterla controllare. Il corpo, no. Mi appartiene, ma a volte siamo slegati. E’ questo che temo. Che lui controlli me, che sia lui a parlare per me, e non so se sappia mandare il giusto messaggio. Il mio corpo non mi riflette. O forse, mi riflette quando sono sola, davanti allo specchio, e riesco anche a guardarlo, a trovarlo armonioso, a suo modo. Poi, ci separiamo, e mi blocco. Lascio la pista, conchiglia, mi chiudo. E’ come toccare il fondo in piscina. Scendere quei metri, bloccarsi, avere paura, non fidarsi. Tornare indietro, combattuta, delusa. E’ come altri momenti, che non so se sono quelli giusti, e preferisco arretrare, piuttosto che esplorare lo sconosciuto. E’ come quando non so, e non scelgo.

Dommage, questo corpo strumento di comunicazione. Dommage, perché la mia voglia di comunicare è forte. Dommage, potrei ripetermelo, e cercare di modellare il mio corpo, costruirlo a mia immagine. Dommage, non funziona. Forse, cercare quella cerniera che ogni tanto si apre, chiuderla, e mettere in comunicazione corpo e mente, lasciare che si parlino e si amino e restino insieme.

E si, smettere di pensare di essere al centro del mondo, al centro della pista, al centro del tavolo, al centro della strada. Farlo, invece di camminare raso muro, spostarmi al centro. Smettere di essere un limone vagante (cit.), e godere di me stessa, perché poi lo so che questo è giusto.

Quand j’aurais tout compris tout vécu d’ici bas,/Quand je serais si vieille que je n’voudrais plus d’moi,/Quand la peau de ma vie sera creusée route et de traces et de peines et de rires et de doutes,/alors je demanderais juste encore un minute. [..]

Puisque ma vie n’est rien alors je la veux toute,/Toute entière,tout à fait et dans toutes ses déroutes,/Puisque ma vie n’est rien alors j’en redemande,/je veux qu’on m’en rajoute,/Soixantes petites secondes pour ma dernière minute.

mestruazioni for dummies

Ritenevo che il fatto che il mio primo ciclo mi fosse venuto il giorno del compleanno del mio allora giovanissimo amore fosse un segno del destino. E per questo, tornata a casa dopo la sua festicciola, piegata in due dai dolori, senza capire troppo bene quel che succedeva, cominciavo a pensare di aver ricevuto una specie di discesa dello spirito santo. E da allora, l’ho irrazionalmente amato per secoli, ignorando invece che proprio in quel momento, mentre lui compiva tredici anni, ed era ancora un bambino, io (che avevo compiuto la stessa età giusto giusto una settimana prima) cominciavo a diventare donna. Ma no, la realtà è che non lo volevo affatto, e ho continuato a vergognarmi per anni di questa cosa incomprensibile, che mi separava dal mondo dei maschietti con cui – diciamocelo – in generale vado più d’accordo che con quello delle femminucce. Ma loro, no, loro questo non possono proprio capirlo. Se ne escono con quelle battute fastidiosissime riguardo l’acidità e non fanno altro che aumentare il divario. E una finisce che si affeziona alle chiacchiere da bagno in cui ci si scambiano con occhiate complici assorbenti vari e si manifesta una solidarietà indicibile.
E’ che la cosa che mi da’ molto fastidio è dover ammettere che si, sono lunatica, e siccome la luna influenza il ciclo (credo, o qualcosa del genere), etc etc, significa che in fin dei conti il ciclo (si, io lo chiamo ciclo) controlla il mio umore. Cazzo, non assumo droghe perché non accetto di poter modificare le mie percezioni e quattro goccioline antipatiche, puzzolenti e pure dolorose devono condizionarmi così? Lo chock è stato terribile un giorno in cui ho acceso la tv, avevo il ciclo, appunto, e stavo facendo colazione, era mattino presto, e guardando uno spot tipo barilla o mulino bianco ho cominciato a piangere.E’ grave, è destabilizzante! Ed è difficile convivere con se stesse, quando ci si accorge di questa sindrome terribile.Che poi, fossero solo i 5 giorni in cui mi imbottisco di pillole! Eh, no, perché si comincia da prima, con il seno che mi fa malissimo (e non si azzardi nessuno a dire che turgido è sexi perché lo gonfio di botte e quando è turgido lui poi vediamo come si mette), le gambe che sono pesanti manco avessi fatto la maratona di new york il giorno prima, l’umore, incontrollabile, la pelle – che i segni si vedono, voglio dire – e poi, ditemi voi se capita solo a me…io c’ho problemi con i sogni. Se la mattina mi sveglio ricordandomi i sogni (sempre più assurdi), bene, è fatta, sono arrivati i giorni difficili.

Ora, vero che se ne fa questo gran dire, vero che se potessi, mi terrei il mio sangue e stabilizzerei il mio umore, vero che eviterei volentieri di ricevere domande al controllo in aeroporto quando la poliziotta tasta il tampax che c’ho in tasca, e chiede che cos’è (meno male che s’accontenta della risposta, eh), ma alla fine, questo sentirmi donna, questo sapere che in quel sangue c’è il mio corpo che, mancata una fecondazione, si prepara ancora, questo sapere che è un privilegio, in fondo, tutto questo, bè, ancora devo capirlo in fondo, ma così, a pelle, mi piace.

E poi, lo dice pure Eve Ensler che le donne che parlano di mestruazioni si scatenano, e la cosa non ci stupisce, se sono in tante pure le bloggeresse (e qualche maschietto, eh): –>>
elena elyl catepol pm10 frannina lalui feba lalaura barbara onde emotive svaroschi remyna storiedime contaminazioniphonkmeister typesetter stefano mill@ la pupa michela sw4n mafe sciurapina blimunda valentina brassy clarita