Nodi complessi

Ora, senza addentrarci troppo nelle questioni, io porrei giusto un attimo l’attenzione sul nodo complesso del Gallitello*.
Dopo mesi e mesi di estenuanti lavori (e lotta contro i vigili e i segnali – la direzione obbligatoria, questa sconosciuta! – ) ecco che finalmente anche a Potenza approdano le mega rotatorie, simbolo di un traffico civile e scorrevole, elemento di mitigazione dello smog da sosta degli autoveicoli, metafora del continuo girotondo senza una meta.
‘Ste rotatorie so’ talmente belle che la gente pensa ci si possa fermare a fare un picnic. Già. E poi…troppo ordinate, prima di impegnarle, bisogna fermarsi a chiedere il permesso. Già.
Si si, il traffico è migliorato, ehhhhhhhhhhh
Il nodo complesso del Gallitello. Già. La complessità è nel capirlo, ‘sto nodo.


* Dicesi Gallitello torrente potentino, affluente del Fiume Basento. Dal suddetto torrente prende il nome una lunga strada pianeggiante che lo costeggia (e che gli ruba spazio). La suddetta strada è da alcuni anni scenario di trasformazioni urbanistiche rilevanti, che hanno elevato il suo rango a quello di "strada commerciale". Il numero di macchine che vi transita e parcheggia selvaggiamente ovunque sia possibile ha richiesto l’accelerazione del processo di trasformazione delle infrastrutture, allargando il raggio alle arterie confluenti. Questo ha determinato il tracollo del traffico potentino.

di quando poi quello che studi esiste davvero

Il TgR delle 14.00, si sa, bisogna vederlo. Mica solo per scoprire quale cravatta ha indossato lo zio, no, c’è anche dell’altro. Tipo, scoprire che una signora un pò impacciata davanti alla telecamera c’ha il suo concetto preciso preciso di sviluppo sostenibile, e magari ci crede davvero. E collabora.
E così, mentre penso davvero che sarebbe una figata aprire un’erboristeria, ne parlo col prof e mi lascio dare il suo beneplacito, mi accorgo che quello che faccio ora e quello che voglio diventare davvero sono cose belle da morire.

in coda alla cassa

Il bimbo che. con un dinosauro in mano, dice alla mamma "mamma sei la mamma più bella del mondo" e io sorrido, spontanea, e lei gli da’ un bacio, e arrossisce. La signora che decide cosa lasciare alla cassa, non le bastano i soldi: un pacco di guanti invece che due, un detersivo, poi cambia idea ancora, poi, paga e se ne va. La coppia strana, l’istruttrice della palestra e suo marito, che no, non c’azzeccano niente insieme, eppure. L’offerta del caffè e la gente che fa casino là vicino. Il giornalaio, che no, Glamour non c’è, c’è solo quello pocket ed io che gli rispondo che non è pocket è proprio così. E mentre cerco le monete, lui lo infila nella busta. Sorriso abbastanza, pensavo invece che sarebbe stato stress.

Viva i cavatelli con i broccoli e l'olio piccante.

Lo scontro s’è compiuto. Nel momento in cui le cotolette (cotte al forno) sono arrivate a tavola, si sono scatenati i bollenti spiriti e si è alzata la tensione tra la donna mediterranea e l’emiliana doc . L’una sostenitrice del fritto ad oltranza, che la parmigiana con la melanzana grigliata non è una parmigiana e l’uovo fritto già come parola suona meglio della nouvelle cuisine, l’altra invece, donna di casa, si lamenta per aver preso 3kg in questa settimana lucana per colpa della pasta e del pane, che lei invece su mangia sano e non frigge niente. Solo ricette semplicissime, come il dolce che ha preparato oggi: biscotti inzuppati nel martini, una specie di crema fatta con burro, philadelphia e non so cos’altro, e per finire uno strato incredibile di marmellata di albicocche, che è un dolce austriaco, eh, ma fatto così, semplice semplice.

Ora, si capisce chiaramente che mi schiero con la donna del Sud, io che sono una purista e a me le cose pasticciate non mi piacciono e se devo mangiare, devo mangiare come si deve, che poi, il brodo fatto ieri, che doveva essere naturale ma ci ha messo un dado, e poi ha condito per sé e per i figli quelle tagliatelle cotte lì dentro con la panna, bè, questo è quello che fa male. Viva i cavatelli con i broccoli e l’olio piccante.

 

Nota a margine: si tratta delle mogli dei miei zii, entrambe vivono in Emilia, ma una lucana, l’altra modenese, ospiti in questo periodo da me. La convivenza è difficile. Caratteri diversi, opinioni divergenti, litigio. Poi ditemi che nn ho ragione a passare il tempo in cucina a lavare i piatti!

 

 

 

quest'anno le vacanze sono cominciate così, bene

Io lo stress da acquisto di Natale proprio non lo capisco. Sarà che mi sono pacificata l’anima con dei regali assolutamente perfetti senza scervellarmi troppo e che ho deciso che la persona per la quale non mi viene in mente nulla, non avrà un regalo, visto che sarebbe una inutile forzatura, ed io non voglio fare la fine di mia zia che continua a fare regali solo perchè così è comandato (si sappia, mi brucia ancora che all’ultimo onomastico, giusto qualche giorno fa, mi è stato gentilmente offerto il terzo portagioie in quattro anni, sempre dalla stessa persona, probabilmente con una variazione sull’occasione del regalo, tipo compleanno-onomastico-natale giustappunto), ma voglio che sia un piacere per me e per chi riceve. Indi per cui, in questi giorni nemmeno il traffico mi ha dato fastidio. Non nella misura in cui ero consapevole che uscendo l’avrei trovato. Ma io quelli che stanno là e cominciano a strimpellare ed esaurirsi, e poi ti tagliano la strada e ti rubano il parcheggio etc etc volentieri li ucciderei. Porca miseria, relax!!! Che poi, in effetti ripensandoci c’è stato un traffico che mi ha snervato…ed è quello dei carrelli, che mi infastidisce in genere sempre, ma in questi due giorni avrei tanto voluto inserire un, che so, razzo nel carrello e partire selciando vittime a destra e a manca, gettando i peggiori carrell-autisti in mezzo al pesce morto che mal-olezza. Perchè non è possibile quella confusione disordinata (e lo so che confusione e disordinata in fondo è dire la stessa cosa ma bisogna rafforzare il concetto), peraltro peggiorata dalle temperature polari che si trovano in certi supermercati (dove ho incrociato anche il signore del tempo del Tg3Basilicata, che faceva la spesa con la mamma (?!)) e dove se non urli "PERMESSO" a caratteri cubitali resterai incastrato in una corsia a lungo, fin quando la signora con la pelliccia, accompagnata dal signor marito non deciderà quale pacco di pasta comprare, dopo una lunga disquisizione su quanto il pacco di pasta possa incidere sul bilancio familiare (che detto da una con la pelliccia mi fa veramente sbellicare dalle risate ah ah, ma è tutta questione di priorità: non si dica mai che una potentina media non abbia una pelliccia, da sfoggiare nei giorni di vacanza mentre fa la spesa ad un certo supermercato dove si risparmia, perchè lei è una che ci bada a queste cose, mica sperpera).
Vabbè sto divagando.  In fondo quello che volevo dire è che nel traffico sono stata rilassata (laddove per traffico si intende solo quello su strada, e non quello su corsia da supermercato, ribadiamo, che c’ho pure io le mie fisse), ma la testa ce l’ho comunque fra le nuvole. Tant’è che ieri sera mi sono ritirata e non avevo il cellulare. E checchè ne dica chi mi taccia di eccesso di alcool, ricordavo benissimo che l’avevo in mano quando ho pagato (o_O) la birra e la caipiroska alla fragola consumate (e qui ci vuole una degna digressione: non è che mi sia alcolizzata, non ho finito nè l’una nè l’altra, la prima perchè non mi piaceva, la seconda perchè non mi andava, ma l’avevo scelta perchè era da ormai lungo tempo che non ne bevevo e avevo voglia di scoprire se fosse ancora -e si, lo è – il mio cocktail preferito e poi bisognava davvero brindare ad una serata bellissima, in cui ho ritrovato qualcuno che mi sembrava perso, e invece no, è sempre là, com’era, e sono andata a dormire a cuor leggero), perchè il Winnie the Pooh attaccato al cellulare si era incastrato nella cerniera del portamonete. Dunque là ce l’avevo. Quando sono arrivata a casa, mi sono accorta che mi mancava, ma era troppo tardi e soprattutto mi richiedeva troppo sforzo perchè per auto-chiamarmi avrei dovuto sapere a memoria il mio numero e no, non lo so (argh, ora l’ho imparato, ed è bellissimo, dentro c’è pure l’anno mio di nascita!!) o comunque il numero degli amici con cui ho passato la serata, sospettando – come poi si è rivelato – di averlo lasciato cadere in macchina, nel continuum di risate che mi ha accompagnato fino al cancello di casa.

Epilogo: il cellulare lo recupererò ad ora di pranzo. Ora vado a cercare un regalo, l’unico di cui non sono convinta, ma che ho davvero voglia di fare. Poi mi preparerò spiritualmente all’arrivo del parentado che per ora è in autostrada, ancora a taaaanti km da qui, e alla cucina dei dolci tipici, che si consumerà (la cucina ed anche i dolci, che cucinando mi viene fame) nel pomeriggio. Infine, passerò la mia vigilia con lo zio preferito, e di questo sono felice. 

P.S. Sto litigando con i font, ultimamente, prometto che tra il pomeriggio di cucina e attesa cercherò di dacidere una volta per tutte. E preparerò pure i miei auguri di Natale..

Del mercato (e di altre abitudini)

No, non ci si può fare niente, il mercato non è proprio un costume che mi si addice. Eppure, non è che io non mi ci metta! Insomma, quando mi chiedono cosa mi è piaciuto di più di Parigi, la risposta è sempre les marchés. Ma qua è diverso. Qua mi sembra una tortura inutile. E così, se da piccola, quando restavo dalla zia, mi toccava il giro al mercato rionale del venerdì, di cui mi ricordo fondamentalmente i pulcini e qualche faccia di fruttivendolo, crescendo ho perso quella sana abitudine. Eppure, c’ho provato qualche volta, guardando i maglioncini che qualche cugina (acquisita e di buon gusto) riusciva a comprare a poco prezzo. Allora, mi son detta, ma che sarà mai, proviamoci. Ci sono andata, sotto il sole (ahi, che caldo, insopportabile), a primavera, in compagnia di amiche, con mia madre. Ma niente, ogni volta, mi innervosisco e non riesco a trovare nulla. Quella gente che ti strattona, quella bolgia, quella confusione, molta merce che non mi piace e trovo di cattivo gusto, il dover saper cercare, rovistare, adocchiare. Il contrattare, il miglior prezzo, ma soprattutto, caspita, misurare. Come si può acquistare ad occhi chiusi? E perchè mai quel traffico incredibile, inimmaginabile, impossibile ed insostenibile come stamattina? Gente arrampicata ovunque, fila di macchine interminabile, caos profondo. La ciliegina sulla torta, direi, per una persona già prima di uscire di casa orribilmente nervosa.

prima di dormire

Incapace di pensare, scatto foto in giro, mentre vago per la mia città cercando di riappropriarmene e al tempo stesso, trovare nelle mie radici la forza di andare altrove. Se dubiti, allora sei condannato, mi ha detto più di qualcuno, anche stasera. Ma non smetto mai di dubitare e oggi, che sono lontana, i dubbi sono preferibili alla certezza.
Torno a casa, e Modo’ è lì nella sua cuccia che mi aspetta. Un mese, e già non posso fare a meno di dargli la buonanotte.