versi

Je vous souhaite des rêves à n’en plus finir,
et l’envie furieuse d’en réaliser quelques-uns.
Je vous souhaite d’aimer ce qu’il faut aimer,
et d’oublier ce qu’il faut oublier.
Je vous souhaite de résister à l’enlisement, à l’indifférence,
aux vertus négatives de notre époque.
Je vous souhaite surtout d’être vous.
Jacques Brel

Ricordo. Progetto.

Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così.

In realtà, niente esiste per più di un istante,

tranne ciò che custodiamo nella memoria.

Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento

– preferirei morire piuttosto che dimenticare.

Firmino, Sam Savage, Einaudi 2008


E così, mi sono svegliata e ho realizzato che è passato un anno dalla mia laurea. Mi sono guardata indietro, ho cercato i cambiamenti, ho ripensato alle mie ambizioni. Mi sono detta che forse devo moderare il tiro, abbassare un po’ la posta, lasciarmi andare, ed aspettare. Ma visto che le cose non durano in eterno (e me lo ricordava stamattina Firmino a colazione, proprio mentre leggevo le ultime pagine), non si può aspettare. Ed al di là della voglia di mantenere i ricordi e mai dimenticare, oggi mi dico di non abbassarla quella posta, ma di tenerla alta e di stancarmi per raggiungere quegli obiettivi pretenziosi ancora un po’ indefiniti, forse, ma che giorno dopo giorno, mentre il mio modo di vedere le cose cambia e si trasforma, e le mie convinzioni sono in discussione (…), diventano più concreti.

voleva fare il giornalaio?

Voglio dire, visto che ci si lamenta della mia pigrizia o presunta distrazione, io non solo lo linko (a destra, alezen, non mento), ma lo pubblicizzo pure. Va da sè che lo leggo (ed il titolo del post lo dimostra).Se lo meritasse, almeno! d’altronde, questo ennesimo suo tentativo di fare il blogger va in qualche modo stimolato, se non altro per amicizia (). Speriamo bene! Costanza, Ale, costanza!

song of childhood

When the child was a child

It walked with its arms swinging,

wanted the brook to be a river,

the river to be a torrent,

and this puddle to be the sea.

When the child was a child,

it didn’t know that it was a child,

everything was soulful,

and all souls were one.

When the child was a child,

it had no opinion about anything,

had no habits,

it often sat cross-legged,

took off running,

had a cowlick in its hair,

and made no faces when photographed.

When the child was a child,

It was the time for these questions:

Why am I me, and why not you?

Why am I here, and why not there?

When did time begin, and where does space end?

Is life under the sun not just a dream?

Is what I see and hear and smell

not just an illusion of a world before the world?

Given the facts of evil and people.

does evil really exist?

How can it be that I, who I am,

didn’t exist before I came to be,

and that, someday, I, who I am,

will no longer be who I am?

When the child was a child,

It choked on spinach, on peas, on rice pudding,

and on steamed cauliflower,

and eats all of those now, and not just because it has to.

When the child was a child,

it awoke once in a strange bed,

and now does so again and again.

Many people, then, seemed beautiful,

and now only a few do, by sheer luck.

It had visualized a clear image of Paradise,

and now can at most guess,

could not conceive of nothingness,

and shudders today at the thought.

When the child was a child,

It played with enthusiasm,

and, now, has just as much excitement as then,

but only when it concerns its work.

When the child was a child,

It was enough for it to eat an apple, … bread,

And so it is even now.

When the child was a child,

Berries filled its hand as only berries do,

and do even now,

Fresh walnuts made its tongue raw,

and do even now,

it had, on every mountaintop,

the longing for a higher mountain yet,

and in every city,

the longing for an even greater city,

and that is still so,

It reached for cherries in topmost branches of trees

with an elation it still has today,

has a shyness in front of strangers,

and has that even now.

It awaited the first snow,

And waits that way even now.

When the child was a child,

It threw a stick like a lance against a tree,

And it quivers there still today.

Peter Handke

 

che poi, a volte fa bene rimanere sveglia a guardare un film.

Non so amare.

"Di per se stessa" disse "la sofferenza non è mai sufficiente. Ci sono casi in cui una creatura umana resiste al dolore anche in punto di morte. Ma per ognuno c’è sempre qualcosa d’insopportabile…un qualche cosa del quale non si può sostenerne la vista. Il coraggio e la paura non c’entrano per nulla. Se si sta precipitando dall’alto non è vigliaccheria afferrarsi a una fune. Se si viene a galla da profondità marine, non è vigliaccheria riempirsi i polmoni d’aria. E’ soltanto un istinto cui non si può disobbedire. La stessa cosa succede con i topi. Per te, essi sono intollerabili. Sono una forma d’oppressione che tu non sapresti tollerare, anche se volessi. Tu farai ciò che si richiede da te."
" Ma che cos’è, che cos’è? Come lo posso fare se non so che cos’è?"
[…]
La gabbia era più vicina. Gli si stava sempre più avvicinando. Winston udì un seguito di acutissime grida che sembrava venissero emesse nell’aria, al disopra del suo capo. Ma lottò furiosamente contro il panico. Pensare, pensare, fino all’ultimo minuto…pensare era la sola salvezza. A un tratto la puzza disgustosa di quelle bestie gli colpì le narici. Una profonda convulsione di nausea avvenne dentro di lui. E fu sul punto di perdere la conoscenza. Tutto era diventato nero. Per un attimo, smarrì la ragione e si ridusse null’altro che una bestia urlante. Ma poi riuscì a emergere dalle tenebre tenendosi aggrappato a un’idea. C’era un modo, e un modo soltanto di salvarsi. Doveva interporre un altro essere umano, il corpo di un altro essere umano, tra sè e i topi.
[…]
La maschera gli aderiva alla faccia. Il fil di ferro gli grattava le guance. E allora…no, non era sollievo, soltanto sperranza, un sottilissimo filo di speranza. Troppo tardi, forse, troppo tardi. Ma aveva capito, di colpo, che in tutto il mondo c’era una sola perrsona alla quale avrebbe potuto trasferire la sua punizione…un solo corpo ch’egli avrebbe potuto interporre tra sè e i topi. E si trovò che urlava più e più volte, preda del parossismo:
"Fatelo a Julia! Fatelo a Julia! Non a me, a Julia! Non me ne importa niente di quel che le fate. Laceratele la faccia, rotetela all’osso. Non a me! Julia! Non a me!".

1984, George Orwell