il y a trop de silence, maintenant

Hai lasciato la scatola dei Frieskies Shapes mezza vuota. Vuol dire che non ne avevo abbastanza di te, ma continuavo a cercare di educarti. E così, è stato brutto ora entrare e non dover fare la lotta per farti restare fuori. Che poi, alla fine ero una burbera benefica, lo sai, perchè ero contenta di farti entrare, era il solo momento che avevo per strapparti due carezze.
E ho un sacco di domande in testa, e un sacco voglia di vederti. E ti rimprovererei perchè hai quella testa di cazzo e sei così irrequieto ed agitato ed è questo che t’è costato una vita. Ed ero così orgogliosa di te, della tua bellezza, della linea bella del tuo corpo, dei tuoi muscoli e delle macchie nere sulla pancia ancora un pò rosa. Ed ero così orgogliosa di vederti arrampicarti ovunque ed essere forte. E a volte mi facevi paura, con quel tuo somigliarmi. Diffidente e guardingo, chiamavi le carezze così, con gli occhi scuri. E poi avevi quel nome, così denso di me, così pieno di significati, così carico di sogni e di speranze, e dovevi essere la vita che Alexandre già non aveva più, e dovevi portare qui un vento fresco e lo facevi, ed eri motivo di discussione e di litigio, ed eri fatica e chiedevi di continuo. Cibo, coccole, amore.  Ed eri già parte di questa vita. Già, dal momento in cui ti ho staccato dal seno di tua madre, e ti ho avvicinato al mio corpo.
Che poi, la prima volta che t’ho visto, là, con Daniel, il tuo padrone slavo, t’ho evitato, perchè io non ti volevo. Ma ora è difficile fare a meno di te, che m’hai promesso di non lasciarmi sola, e te ne sei andato via.

Un giorno lontano sorriderò persino, ma adesso non ci sei più. Quel giorno per caso confonderò il tuo viso ma adesso non ci sei più. Non basta che giuri che scorderò chi eri, adesso ci sei tu, nei miei occhi adesso ci sei tu, nelle mie orecchie adesso ci sei tu…D.Silvestri, un giorno lontano

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modo' dancing

Comunque, per farla breve, c’era difronte a lui, al di là del vetro, un cane peluchoso, che mia madre ha comprato data la somiglianza (ma che in realtà somiglia piuttosto alla nota blogstar Tommasina come si può notare qui. Modo’ ha cominciato a chiamarlo, scodinzolargli, guardarlo, riguardarlo, e poi ha cominciato a fare questa comicissima danza della coda.

cucciolaggine

Che poi, non è normale uscire di casa per due mattine di seguito scavalcando il cancello, mentre il motore della macchina, acceso, romba (vabbè, romba è un’esagerazione, sempre di una seicento si tratta) a vuoto.
Ma il punto è che lui, nonostante il musetto angelico, la mattina vuole giocare (e in realtà pure la notte, visto che mentre io facevo l’alba sulla tesi, sentivo il gallo cantare e ancor prima lui giocare non so con cosa, strattonando di qua e di là senza pace) e se riesco ad entrare in macchina senza che mi abbia afferrato la bretella dello zaino o un pezzo di pantalone (se mi va male, ci rimetto pure buchi negli slip, eh), bè, lui mi segue fino al cancello. E siccome è ancora un nano, riesce a passare senza farsi notare dalle fotocellule, e ieri ci stava rimettendo i pelacci, lo scemo, perchè è passato filo filo e stava rimanendo incastrato. Ho urlato talmente che si è venuta ad affacciare perfino una vicina! E poi, per farlo rientrare, sono entrata con lui, ho lasciato chiudere il cancello, e alla fine, dopo innumerevoli tentativi, sono uscita scavalcando. La scenetta s’è ripetuta stamattina, ma io so’stata più furba: gli ho lanciato una mela che giaceva morente per terra (che tenero, me la riporta pure) e ho scavalcato subitissimo. Niente buchi, in sostanza.

Il tutto per dire che si, sono un’acrobata nata, si si 🙂

istruzioni per l'uso. Come è facile crescere un cane.

Gestire un cucciolo è proprio difficile. Uno pensa che tutto succede così, senza far niente, e ci si trova vecchi con un vecchio cane appisolato sotto la poltrona, tutti felici davanti al camino a leggere un libro (che poi, si sa benissimo, da vecchi pure la vista s’abbassa, che cavolo vuoi leggere con la sola luce della fiamma?O è un fiammone, e allora ti bruci i piedi, o non leggi). Comunque, dicevo, pare tutto facile. Prendi quel batuffolo che sta in una mano e ti diverti a farlo giocare e a lanciargli la pallina. E lui la prende pure, e la riporta, magari (o la seppellisce distruggendo il giardino che tiri su con infiniti stenti e talvolta scarsi risultati). Nel frattempo, ridi, vedendo che fa pipì e cacca un pò ovunque capita e mica ti preoccupi pensando che questo andazzo farà andare a rotoli la foresta amazzonica a furia di consumare scottex e ti renderà dipendente dall’alcool che usi per disinfettare (e puntualmente sniffi).
Poi comincia la fase della spesa al supermercato, e della miglior scelta per il cucciolo, tra quei giochini inutili (digressione: cosa ci fanno dei gatti con le trottole che vendono all’iperfutura?Fonti certe dicono che non ci giocano, come si sospettava, ma, tant’è, le stesse fonti certe le hanno ingenuamente acquistate). Finisci a fare il giro della città alla ricerca di nascostissimi negozi chiedendo ad improbabili cittadini che forniscono ancora più improbabili informazioni ("sta’là, sulla salita, ma perchè non andate da quell’altro?" – della serie i cazzi suoi mai – ). Finisci incastrato in una rete che dovrebbe – e dico dovrebbe – consentire di tenere il cane sicuro nel bagagliaio (D.Lgs. 285/1992, art. 169, sono informata, eh), ma che non si capisce nè dove comincia nè dove finisce, e devi inventarti tu un fantasiosissimo modo per fermarla, perchè è tutt’altro che universale, come il menzognero opuscolo di istruzioni afferma.
Ti svegli contenta e porti la colazione al cucciolo (che ormai si alza ogni giorno di più (ma che fa la notte, tiene le zampe nell’acqua?), e fai per riempirgli la ciotola con chiara e fresca acqua ma strap. La tua camicia da notte, quella che hai comprato a Paris, con amore, affetto, entusiasmo. Ecco, proprio lei, ora è diventata così. Urli, sbraiti, ma poi tanto non resisti a ‘sto faccino tenero . E continui a gocare con lui, e ci condividi pure la sedia a sdraio su cui in costume prendi il sole pomeridiano e leggi e studi cose che ti piacciono un sacco. E ti arrabbi da morire quando, tra tutta questa gente di passaggio in questi giorni, si presentano pure quei cattivacci che vogliono legarlo per non averlo tra i piedi (e soprattutto attaccato ai pantaloni). E allora te lo prendi e te lo coccoli e te lo porti di qua e di là e sopporti tutti i graffi che ti fa e urli solo – ma proprio di dolore – quando coi dentini affilati affonda e ti fa male.
E vabè, alla fine crescerà.
E allora, armiamoci e partite, e ti trovi per la seconda volta (ma la prima solo a vuoto, che pure i veterinari vanno in vacanza il giorno in cui ti danno l’appuntamento) con lui in macchina da sola per le vie della città.
Tutto bene, resisti più di un’ora a spupazzartelo mentre gli altri cani seguono il loro turno, lo metti finalmente stanchissima sul tavolo del dottore, lo coccoli mentre gli fa la punturina (e ce l’abbiamo quasi fatta, solo un’altra!!!), chiedi consigli e parli di lui e riesci a trascinarlo in macchina di nuovo quando ecco. Mentre guidi, ecco che sfonda la rete (e non ha nemmeno tutti i torti, i modi fantasiosi con cui era bloccata erano molto artigianali), passa prima sui sedili posteriori, ha un tete-à-tete con il parasole, passa davanti e pare acquietarsi, finalmente accanto a te.
Talmente quieto, che gli scappa ancora la pipì. E la fa lì, sul sedile.
Penso che imparerò ad abbaiare.

prima di dormire

Incapace di pensare, scatto foto in giro, mentre vago per la mia città cercando di riappropriarmene e al tempo stesso, trovare nelle mie radici la forza di andare altrove. Se dubiti, allora sei condannato, mi ha detto più di qualcuno, anche stasera. Ma non smetto mai di dubitare e oggi, che sono lontana, i dubbi sono preferibili alla certezza.
Torno a casa, e Modo’ è lì nella sua cuccia che mi aspetta. Un mese, e già non posso fare a meno di dargli la buonanotte.