Nodi complessi

Ora, senza addentrarci troppo nelle questioni, io porrei giusto un attimo l’attenzione sul nodo complesso del Gallitello*.
Dopo mesi e mesi di estenuanti lavori (e lotta contro i vigili e i segnali – la direzione obbligatoria, questa sconosciuta! – ) ecco che finalmente anche a Potenza approdano le mega rotatorie, simbolo di un traffico civile e scorrevole, elemento di mitigazione dello smog da sosta degli autoveicoli, metafora del continuo girotondo senza una meta.
‘Ste rotatorie so’ talmente belle che la gente pensa ci si possa fermare a fare un picnic. Già. E poi…troppo ordinate, prima di impegnarle, bisogna fermarsi a chiedere il permesso. Già.
Si si, il traffico è migliorato, ehhhhhhhhhhh
Il nodo complesso del Gallitello. Già. La complessità è nel capirlo, ‘sto nodo.


* Dicesi Gallitello torrente potentino, affluente del Fiume Basento. Dal suddetto torrente prende il nome una lunga strada pianeggiante che lo costeggia (e che gli ruba spazio). La suddetta strada è da alcuni anni scenario di trasformazioni urbanistiche rilevanti, che hanno elevato il suo rango a quello di "strada commerciale". Il numero di macchine che vi transita e parcheggia selvaggiamente ovunque sia possibile ha richiesto l’accelerazione del processo di trasformazione delle infrastrutture, allargando il raggio alle arterie confluenti. Questo ha determinato il tracollo del traffico potentino.

Ricordo. Progetto.

Penso sempre che ogni cosa durerà in eterno, ma non è mai così.

In realtà, niente esiste per più di un istante,

tranne ciò che custodiamo nella memoria.

Cerco sempre di conservare dentro di me ogni momento

– preferirei morire piuttosto che dimenticare.

Firmino, Sam Savage, Einaudi 2008


E così, mi sono svegliata e ho realizzato che è passato un anno dalla mia laurea. Mi sono guardata indietro, ho cercato i cambiamenti, ho ripensato alle mie ambizioni. Mi sono detta che forse devo moderare il tiro, abbassare un po’ la posta, lasciarmi andare, ed aspettare. Ma visto che le cose non durano in eterno (e me lo ricordava stamattina Firmino a colazione, proprio mentre leggevo le ultime pagine), non si può aspettare. Ed al di là della voglia di mantenere i ricordi e mai dimenticare, oggi mi dico di non abbassarla quella posta, ma di tenerla alta e di stancarmi per raggiungere quegli obiettivi pretenziosi ancora un po’ indefiniti, forse, ma che giorno dopo giorno, mentre il mio modo di vedere le cose cambia e si trasforma, e le mie convinzioni sono in discussione (…), diventano più concreti.

voglio fare il gommista

La domanda è lecita e me la sono posta, mentre mi smontavano le gomme ieri mattina ed io, infreddolita, tenevo tra le mani il quaderno di Bonifica per recuperare almeno un pò di tempo. La domanda era legata al loro modo di fare squadra, e lavorare sereni, e non lamentarsi e non essere stanchi, anche se era quasi ora di pranzo. E non so, per un attimo ho pensato che porca miseria, erano bellissimi. E così, ho giurato fedeltà, dopo un paio d’anni di diserzione per seguire le direttive di mio padre che mi dirigeva altrove, e mi sono sentita forse pure un pò invidiosa, perchè tra donne un clima di lavoro così no, non si crea. O forse si, non lo so, ma finora non l’ho visto.
Certo, la tuta non la indosserei con piacere, quello no, chè mi starebbe malissimo. Comunque, è che sono ancora estasiata dalla competenza, precisione, gentilezza e rapidità con cui mi hanno trattato. Con i guanti, anche se le mani erano sporche di grasso.

Ricapitolo

E’ stato triste, oggi, sentirmi dire che no, non esiste attivare forme di partecipazione, è il consiglio comunale che decide. Mi è suonato autorevole e autarchico, e per niente "il consiglio comunale è già portatore degli interessi dei cittadini". Insomma, avrebbero potuto sforzarsi un pochetto in più per trovare una ragione valida per evitare di parlare. Invece, penso sia proprio abitudine, qui, fare così. Perchè, d’altra parte, "le cose possono rimanere così come sono, non è necessario farle cambiare, sono così da sempre".
Peccato, però, che si faccia proprio l’abitudine a qualunque cosa si veda davanti. Deve essere nei nostri geni. Quante cose sono così da tempo immemorabile? E sono brutte, e si vede che sono brutte, ma è troppo faticoso pensare di cambiarle. E si dice che non ci sono i soldi. E sarà solo quello il problema?
Ecco, sono un’urbanista utopista. E io questa lista degli stakeholders vorrei proprio farla, e vorrei andare in giro a chiedere alla gente cosa ne pensa e come fa a vivere con certe brutture davanti agli occhi e nel resto della mia vita è questo quello che vorrei, mettere su carta – o su shapefile – quello che le persone sentono, vedono, dicono. Perchè è questo un buon governare, è  questo un modo di capire.
Sono un’utopista. E di quest’utopia non mi rimane che l’odore di muffa tra i vicoli ripidi e il colore del cielo e le impalcature intorno al castello e il sorriso e lo sguardo di una bambina che gioca.
E l’emozione di un falco, quasi sulla strada, mentre la cornice del mio piccolo viaggio è il giallo del grano e il verde dei boschi e i solchi nella montagna di questa terra così, dolorosa.

Dei gatti e di altre storie

Un pò di energia. Nel supradyn stamattina non c’era. E tra il gusto di aranciata, il caffè ancora troppo caldo e lo yogurt alle fragole comunque non ne ho trovata. Poi le pagine di un libro, mentre la metro è troppo lenta, a ricordarmi chi sono e dove vado. Ma non basta. Perchè chi sono non so dirlo ancora forte. E così mi innervosisco se contraddetta, mi rabbuio se maltrattata e dimentico tutto quello che pochi attimi prima mi faceva gioire e saltellare.  Mi arrabbio. E non c’è termine migliore. Perchè non vengo ascoltata. O, forse, vengo mal interpretata. Sono delusa. Perchè lavoro lavoro. E stavolta, non è servito a nulla.

Ma che ne parlo a fare? In fondo, ognuno ha i suoi guai. E oggi vorrei dire a chi ha ricevuto un’altra, inaspettata, delusione, laggiù in fondo alla discesa, di non prendersela. Non vale la pena…come mi è stato insegnato… Poi. boh. Oggi di cose da dire ne avrei tante. Ma è meglio spegnere il pc, uscire e cambiare aria. Cercando di fare (e saper fare) questo qui:

"Camminare nella città è operazione semplice, vedere e rilevarne i caratteri continuamente cangianti è operazione più complessa, fare resoconti precisi e attendibili […] è operazione di grandissima difficoltà. Rilevare è educare lo sguardo, vedere e far vedere come la città è fatta e interrogarsi sul come potrebbe essere fatta; è osservare in dettaglio i luoghi entro i quali le pratiche sociali si svolgono, […], la loro adattabilità, la possibilità di loro deformazione e trasformazione. Ascoltare è entrare in contatto con le pratiche sociali così come vengono vissute e raccontate dagli stessi protagonisti, coglierne le differenti temporalità, ricostruire microstorie, riconoscere immagini e miti diffusi, annotare ciò che ai diversi soggetti appare come un impedimento al completo dispiegari dei loro progetti individualie collettivi.", da "Prima lezione di urbanistica", Bernardo Secchi, Ed.Laterza. 

Ricordi

E’ che quando ti trovi difronte a delle teche piene di scarpe, di valigie, di oggetti personali appartenuti a chissà chi, non riesci a capire…Il silenzio è l’unico rifugio. Prendi una pietra, sui binari di Birkenau e rivedi le scene di un film nella tua mente.  Conosci un ebreo americano, ormai anziano, sui gradini del museo, a Varsavia. Rimani inebetito difronte ai resti del muro del ghetto. Un muro qualunque.  Mangi pollo alle mandorle parlando di film, a Cracovia. Ma pesa, sulla tua coscienza, un passato che non hai scelto, e che nemmeno ti ha sfiorato. Eppure. Eppure c’è. Ed è memoria e dolore comune. Una memoria da conservare, proteggere, spolverare ogni tanto e forse più spesso di quanto si possa pensare.  Perchè non si permetta una nuova deviazione delle coscienze.

Questo post, il post della giornata della memoria, è dedicato a chi era con me in quei giorni, in quell’esperienza. A chi mi ha parlato col cuore. A chi mi ha insegnato ad indossare gli occhiali, quando guardo il mondo. A chi mi ha scritto di case che porto con me e che ogni tanto legge di me. Grazie.

Post…umi di un Natale

Sono tornata a casa, ho messo un film. Mezza addormentata, l’ho guardato, scoprendo la bellezza di Alain Delon e di un giovanissimo Giancarlo Giannini. Poi, con i piedi mezzo abbrustoliti dal camino, ho spento le luci e sono salita in camera mia. Gambe incrociate, il plaid nuovo che mamma mi ha regalato sulle spalle, il mio computer è di nuovo qui. Con la mia voglia di scrivere.

Due giorni di full immersion in casa, tra i parenti, riflettendo e rimuginando delle cose di qui, con un pensiero giusto giusto oltralpe. Rivedere i cugini, vedere le pance crescere ed i bambini alzarsi. Spegnere le candeline e cantare Tanti auguri a te. Vergognosa come sempre, pronunciare un laconico "buona sera a tutti" e voler essere trasparente, mentre la mia cuginetta (pochi giorni e avrà 15 anni…quasi quasi beata lei), capacissima di stare sui tacchi, avanza sicura di sé e ha qualcosa da dire a ciascuno e distribuisce generosa affettuosi saluti che io non so dare. Lo zio preferito, da me e dalle piccole gemelle, si intende, che mi dice che c’ho l’aria francese. E ci capiamo, di poche parole tutti e due. Le cene e i pranzi. Il tronchetto di Natale, che diciamo la verità è venuto proprio bene…che non ci credevano l’avessi fatto io. La grettezza di chi crede che l’omosessualità sia una malattia. I malati che invecchiano e le loro cellule cerebrali che muoiono. Il cuore mi si stringe e non trovo mai le parole. Non ho vestiti da mettere, infilo la giacca della laurea. Mi va un po’ grande ora. Un orecchino che mi piace davvero, anche se c’è chi non la pensa così. Sedermi a tavola, e voler parlare, è vero. A chi con la sua esperienza non mi lascia mai dire la mia e mi racconta, per metafore e sillogismi, della strada che mi aspetta. Poi mi pone una domanda, e rispondo, come ho sempre pensato. Ma ora non lo so più se è quello che ancora penso. Forse, sono sotto l’effetto dei tentacoli di una metropoli affascinante…E guidare la mia macchina nel traffico selvaggio mi costa fatica. Vorrei prendere la metro. Chiamare un amico, uscire con lui, riconoscerlo, a tratti, e parlare di imperi piccoli e grandi, di sudditi e di imperatori. Allegria forzata, o allegria meritata. La città è cambiata? Ma io, poi, questa città la conosco? Un ponte che si completa, e invece che unire, io penso che divida. La gente che balla, nella notte di Natale, le luci mi abbagliano, ma sono lontana. E continuo ad essere criptica, come dicono in giro. Custodendo dentro di me i pensieri, le emozioni, i ricordi e le aspettative. Ma i miei sorrisi non mentono mai, e le carezze, quelle sono sincere e sentite. Direttamente dal mio mondo, favoloso come quello di Amélie.

E’ stato strano questo Natale, senza certi scambi di regali. E’ stato un Natale diverso, e vorrei sapere quante colpe ho. Un po’ ne sento sulle spalle. Mi chiedo se questa esperienza straordinaria mi renderà limitata, nei confronti della realtà a cui – prima o poi – dovrò tornare (altra teoria da verificare :p ). Un po’ mi sta stretto, questo posto. Il mio posto. E queste mura, io le amo da morire.

Natale è passato. Sono un po’ più ricca, con un po’ di soldini nel cassetto nel comodino, una collana elegante e sofisticata, pensieri di amici che mi conoscono bene. A malincuore, oggi ho aspettato inutilmente un augurio che non è arrivato, da un amico che non capisco mai. Natale è passato. Ne sento il peso sullo stomaco – non digerisco i peperoni, ma mi piacciono troppo, come risolvere il conflitto?! – Ne sento il calore dentro. Ne sento il silenzio. E’ stato un Natale silenzioso, in cui ho ascoltato e guardato, pensosa. Aspetto il domani. Forse a tratti mi lascio vivere, e questo non va bene. Sono felice. Sono io.

Non sempre i sogni svaniscono all’alba. A volte, svaniscono a mezzogiorno.

Aderisco. In ritardo ma..comunque.

Lo so, sono in ritardo. Ma connettermi ad Internet ieri è stato impossibile. Allora, anche se è soltanto 2 Dicembre, manifesto comunque la mia adesione alla campagna "Blog uniti contro l’AIDS".

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In occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS abbiamo voluto unirci e colorare le nostre pagine di un rosso speranza.L’iniziativa “Blog uniti contro l’Aids” nasce da un’idea di “drowned_world.ilcannocchiale.it” ed è stata sostenuta volentieri da tutti noi troppe volte uniti da conflitti ideologici dettati dalle diverse passioni e interessi.Uniti e abbracciati tra le parole dei nostri giardini segreti,dedichiamo un pensiero silenzioso a tutte le vittime di questo terribile olocausto.

 http://drowned_world.ilcannocchiale.it/
http://desaparecidos.ilcannocchiale.it/

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www.marcusweit.splinder.com

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