il giornalaio di fiducia

Sono passata a comprare il mio solito mensile frivolo stasera, prima di rientrare a casa. Erano le otto e un quarto quando ho lasciato la macchina con le quattro frecce un pò in mezzo alla strada e sono scesa veloce veloce per entrare nel piccolo prefabbricato in cui da sempre ho comprato giornali e giornaletti.
Così, mentre richiudevo la porta alle mie spalle ho pensato che per me quel viso è così noto, un viso a cui in fondo sono affezionata. E' il giornalaio per antonomasia, con un'espressione poco espressiva, sempre gentile, molto silenzioso, in quel posto pieno di carta in cui lui si orienta benissimo.
Oggi gli chiedo glamour, ieri gli chiedevo figurine, domani, chissà se sarà ancora lui il mio giornalaio di fiducia. 

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spia&vendetta

Ieri sera al pub ho visto un mio compagno delle medie (comunque mi resta il dubbio che "medie" al plurale non si possa dire, ma non ne sono sicura, c’ho un vago ricordo bah), nemmeno ci salutiamo ma mi era venuta voglia di prendere il mio bicchiere, spostarmi vicino a lui e dirgli "ma ti ricordi…". Si, perchè quando l’ho visto mi è venuto in mente un episodio, e l’ho raccontato ai miei amici e mi son fatta grasse risate, solo che, boh, avrei voluto farle con lui. Vabbè, tant’è, l’episodio è questo. Eravamo compagni di banco, e non ci amavamo molto. In prima fila, colonna centrale, proprio davanti alla cattedra. Piccolini tutti e due, eravamo costretti a stare vicini, voleri della prof di italiano che, si sa, è quella che comanda. A quell’epoca io non riuscivo proprio ad ingoiare l’idea che un maschio potesse essere un amico simpatico. Ed era ancora più lungi da me l’idea che potesse essere altro, beninteso. Insomma, il genere maschile era circa un nemico, non fosse stato per quell’unico rappresentante che, invece, esercitava su di me un fascino pazzesco e per il quale avrei fatto qualunque cosa (tant’è che lo feci mettere insieme alla mia migliore amica, ma vabbè, questa è un’altra storia). Comunque, questo mio compagno piccolino, che aveva sempre le maniche a coprirgli un pezzo di mano, e la pelle screpolata sul viso, intorno alle labbra e sulla fronte, insomma, a lui toccava portare il libro di Arte il martedì pomeriggio, ma si sa, il pomeriggio vigeva un pò di anarchia e, lontana la prof di italiano, ci si spostava tra i banchi: lui infatti mi abbandonò per sedersi, col libro, accanto a quello per cui io avrei fatto qualunque cosa. Siccome io allora ero grassa, brutta e secchiona (e diciamo che solo secchiona ora non sono più), ho fatto la spia (e si lo so, chi fa la spia non è figlio di Maria, ma come facevo a disegnare senza il libro?Ero secchiona, non dimentichiamolo, e comunque ero in buona fede, si sappia, anche se non mi crede nessuno). Il prof di arte ha rimproverato il disertore, lo ha rimandato a posto senza libro e ha mandato me accanto al mio amato (LOL). Non appena si è allontanato, il mio compagno di banco  ha cercato la vendetta, ha afferrato la boccetta di inchiostro di china, e me l’ha lanciata addosso, colpendo non me (ahahah) ma il muro bianco. Per rimediare all’evidente disastro, con molta solidarietà maschile, al mattino dopo i ragazzi sono arrivati a scuola prima, per ridipingere di bianco il muro. Con la scolorina.

Osservazione: ma se mi vengono in mente queste cose, sarà forse che sono diventata una vecchia (grassa e brutta e non più secchiona, ed infatti ancora non mi sono laureata, argh) nostalgica?