ah, l'amour…

L’allergia all’amore mi è tornata tutta all’improvviso, mentre mi sistemavo nell’agognata posizione che ero riuscita a conquistare sull’aereo e accanto a me venivano a sedersi due esemplari di persone in amore della peggior razza.

Non è che sia così…selettiva, diciamo. Ma in certi casi si. E allora, continuare a chiamarsi amore aggratis, quando all’anagrafe c’hai un nome ben preciso, e nel corso degli anni (che ti porti pure male, cacchio, ma guarda che pancia che c’hai) hai sicuramente accumulato soprannomi e nomiglioli vari no, questo non lo sopporto. Proprio a pelle, mi fa allergia, l’ho detto. Va bene, andate a passare un weekend a Parigi in un albergo super lusso, ed è la città più romantica e siete in pre-luna di miele e vabè, tutto questo ci può stare ma vi prego non resisto. Se poi cominciate a sgranocchiare e fare molliche ovunque, a guardare in modo strano sul mio libro (per capire che razza sono, si), a sfogliare giornali di architettura e discutere sui mq di piastrelle (che bisogna fare il conto, si ma a occhio e croce) a sbaciucchiarvi come due adolescenti, ma dico, io che devo fa? Poi so’ cattiva e cinica, e ma si!

Che poi, ho maturato quest’idea, che qui non c’entra niente, e non me ne voglia chi si sentirà tirato in ballo e non lo è, davvero (questioni personali, nrd) : ma cacchio ma come si fa a tenere quelle unghie così, con la french manicure, tutte senza una pellicina fuoriposto? Dev’essere che ad un certo punto, cambiano le priorità, si diventa grandi, e si prendono sul serio certe cose. Bah. Lungi da me (che quando mi vedrete con la french manicure, chiamate uno psichiatra, sarò alla frutta).

Infine, ma cacchio, sei così ricco che le paghi il weekend a Parigi e tutte quelle lampade che s’è fatta (o magari le hai pagato tutte le vacanze???!!!). Bah. Che poi, voglio dire, abbronzatura e french manicure a parte, lei è pure bella, che ci sta a fare con te? :p


Meno male che qua non sono l’unica bianchiccia, va, che in Italia mi sentivo una pecora nera.


Cantiamoci ‘na canzone a tema (e in lingua, che fa contest). 

L’amour, hum hum, pas pour moi,/Tous ces "toujours",/C’est pas net, ça joue des tours,

Ca s’approche sans se montrer, /Comme un traître de velours,/Ca me blesse ou me lasse selon les jours /L’amour, hum hum, ça ne vaut rien,/Ça m’inquiète de tout, /Et ça se déguise en doux, /Quand ça gronde, quand ça me mord,/Alors oui, c’est pire que tout,/Car j’en veux, hum hum, plus encore. […]

L’amour, hum hum, j’en veux pas /J’préfère de temps de temps/Je préfère le goût du vent

Le goût étrange et doux de la peau de mes amants, /Mais l’amour, hum hum, pas vraiment!


Il cane in giardino non lo voglio: forse sono un gatto

Il tempo passa e conosci sempre meglio la città dell’amore. Vai al Picard a comprare qualcosa per la cena e ti fermi ad osservare i due – probabili turisti un po’ avanti negli anni  – incollati in un romantico bacio tra il vento e qualche goccia di pioggia. Sul binario della RER B già due volte hai incontrato quei due ragazzini dal diverso colore della pelle ma perfettamente perfetti. E poi c’é quel prof, che forse per applicare gli algoritmi di ottimizzazione che studia e produce, ha da poco visto una collega dare alla luce il suo bambino. E ci sono le chocolateries ed i cuori di cioccolato. Il vento e i giardini.  Una primavera che arriva piano piano tra gli alberi già pieni di gemme e i giorni sempre più lunghi.

Leggi una mail di un’amica e vorresti consolare. Chatti e domandi, dubbiosa, Bevi una camomilla per placare i tuoi dubbi e ti addormenti col pc sul letto e la tua ghirlanda di fiori accesa ad illuminare il tuo studio.

Percorri i tuoi passi e guardi la strada, la punta dei piedi spunta dai jeans, le tue camper, ormai consumate. Quattro mesi, su per giù, ed il tempo che ha da venire. La voglia di mare, che ti avvolge, e si sprigiona tutta quando apri il barattolo della crema. I libri che vorresti leggere e i personaggi che vorresti diventare. I progetti e la fatica. Due sere fa uno spicchio di luna e le luci degli aerei. Il respiro, che si fa unico, e la pace. Il pupo negli occhi, che lo guardi, ti vedi ed hai paura che se distogli lo sguardo poi scompare e non torna più.

Le convenzioni, che ti uccidono. E la paura che il tempo rovini le cose. Vivere, fino in fondo. Sempre, quello che provi. Domandarsi poi, a freddo, se é giusto o sbagliato. Aspettare che il tempo ti spieghi. Ed intanto, camminare. Bere una coca cola. Creerà dipendenza, forse. Leggere le calorie e guardare le collezioni nelle vetrine. Yves Saint Laurent, e scatti una foto.

L’amore. Continui a non sapere che cos’é. Continui a metterne in discussione l’esistenza, perché, poi, ammetterla sarebbe come dichiararsi vulnerabile. Stringi i denti e ti ritrovi a sentirti stringere il cuore. Che questa cosa che senti, ragioni non ne ha. E non ha forme, e non ha vincoli, e non si dichiara. Scopri che cambi idea, e ti ritrovi a desiderare di rivedere un gatto, quel gatto, che ti ha incantata. Tu che hai sempre amato gli occhi dolci dei cani. E continui ad amarli, ma li guardi in un modo diverso.

Tu, gatto, oggi, che ami e basta, guardingo, solitario. Pochi convenevoli, poche feste. Quello che senti é solo tuo.  

E se fosse in un buongiorno?

In ogni tuo gesto. Una ricerca d’amore. Un infinito dono d’amore. Nei tuoi occhi. Nel tuo sguardo ammaliatore. Sarà che è pieno di vita. Sarà che forse c’è tanta tristezza dentro. E così tu ami. Infinitamente. Con disperata speranza che l’amore esista, senza neanche crederci. Ami quando ti viene chiesto, ami quando non ti viene chiesto. Ami, anche quando smetti di amare. Perché poi ti accorgi, lo senti dentro, che è un amore già morto. E sposti il tuo sguardo, volgi altrove la tua attenzione, con bramosia, mentre cerchi chi possa darti ancora di più. Forse, solo la possibilità di amare. Perché poi, quello che vuoi, è essere lì, al ritorno la sera, per lui. E se ti ama troppo già non va più bene. E se non ti chiama vuoi che ti chiami. E forse non andrà mai bene in nessun modo. Perché comunque sia, non ci riescono ad amarti. Forse non sai chiedere. E’ possibile. Forse è solo un tuo problema di comunicazione, non sapere come dire quello che vuoi. Riesci solo a dire "non so". In qualunque lingua sia, la sostanza non cambia. E’ che poi la magia finisce, e non riesci più a vedere il pupo nelle pupille, o forse hai solo tanta paura di vederlo. O forse non lo sai che provi tu. In fondo, ti ami troppo per poter amare. O forse troppo poco per amare il tuo prossimo, stando a quel che dice qualcuno.

Comunque sia, vorresti tanto credere alle parole che ti sussurrano – o ti scrivono -. Vorresti pensare che davvero qualcuno vuole che tu sia sua. O magari, che davvero pensa che tu sia sincera, e vera. Ma non ci credi, non ci credono nemmeno loro. Siamo solo anime fragili in cerca di una consolazione. Per dirla con le parole di Fabio Volo, siamo solo in cerca di una stampella. E se ti ribelli al sistema, ti ritrovi solo, perché gli altri non hanno il tempo o la voglia di fermarsi a sentire quello che provano. O forse a volte non te lo fanno capire, quello che provano. Magari, non hanno il coraggio di dirlo a se stessi e si accontentano di dire che non sanno se sono felici. Intanto la vita scorre e la nostra stampella ci aiuta a camminare. E i sogni rimangono intrappolati. Non ricordo se la prigione sono le labbra semi-dischiuse o qualcos’altro… Non è questo l’importante. Il punto è che tu il consiglio lo hai seguito, in fondo, e le catene le hai spezzate e le ali ora puoi muoverle, e cerchi di volare in alto, in questo mondo di gabbiani che, Johnatan Livingston insegna, rimangono sul pelo dell’acqua. Il punto è comunicare con chi hai già superato. Tu sei oltre, parli già in un’altra lingua, e non riescono a capirti. Forse, sei pazzo. Questo, per loro. E tu, tu che cerchi di spiegare, tu che chiedi. Perché una possibilità non si nega. Ma un uomo duro, qualunque sia il suo aspetto e, forse, qualunque sia la sua nazionalità, non consente a nessuno di amarlo.

Questo il punto. Farsi amare. Uomini che hanno paura.

Ma questi uomini, che non smetto di amare. Di cui posso innamorarmi ad ogni istante, per il loro profumo, per la loro barba, per i loro modi maschi e per i loro modi infantili. Questi uomini che vorrei conquistare. Questi uomini di cui vorrei essere preda. Questi uomini a cui vorrei dare la buonanotte ed il buongiorno. Questi uomini, che vorrei nutrire e saziare. Questi uomini che vorrei far ridere. Questi uomini, che vorrei far sorridere. Questi uomini che basta un ciuffo di capelli che ti scostano dal viso e già puoi dar loro una possibilità. Questi uomini, che un bacio, e gli apri il cuore. Ed il tuo sguardo, dopo, è già diverso. Perché nel tuo volo verso l’alto, mentre sei splendida con le tue ali spiegate contro il vento, luminosa nella luce, vorresti essere presa. Imprigionata in una torre, con una nuvola a nasconderti.

Ma l’amore, che cos’è?

Delirio di pensieri, confusione che mi turba. Felicità. A tratti, infelicità. Paura, speranza, desiderio di qualcosa e rimpianto di libertà. Libertà da costruire, insieme, in due. Possibilità di invecchiare. Quante ce ne saranno in una vita?

Oggi, sono felice. Sempre, nonostante tutto. E, ad ogni modo, tremo un pò.

Sesso, Principi azzurri e staccionate bianche 4° Puntata

 Dalle puntate di Sex&The City alla chiacchiera al pub di sabato sera, il passo è breve e il tema rimane lo stesso: ma cosa vogliamo da un uomo? E per non correre il rischio di generalizzare troppo e cadere nei luoghi comuni, parliamo pure di me. Ma cosa voglio io dagli uomini? Mia madre mi chiede, durante una trasferta in un piccolo paesino (anzi, che ricorda ricordi) se ho un corteggiatore e rimane basita dal mio risponderle vaga "mica uno, parecchi"…ora, scherzando pure sul fatto che ci siano o meno – non mi sono montata la testa e mi sto anche espandendo, perdendo quel po’ di forma che avevo trovato, quindi lungi dall’essere un forte oggetto di attenzioni… – il punto è perché quelli che ci sono non vanno bene…povera mamma…sentirsi rispondere "non sono alla mia altezza". Sia chiaro, non è un problema di cm, o almeno finora non lo è stato, ma è proprio questione di sintonia. E la sintonia, si sa, viaggia su certe lunghezze d’onda. Così, meglio, dovrei rispondere che non hanno la mia stessa lambda. E va bè…che sarà mai? Tutt’al più un po’ d’interferenza…No, no, è proprio che in effetti non provo interesse per nessuno di questi esemplari che in un modo o nell’altro mi ronzano intorno e se anche mi diverto a flirtare bè, sia chiaro che il gioco non riescono proprio a reggerlo! Il problema alla base però – devo ammetterlo – non sono loro. Ogni tanto la categoria va pure difesa. In fondo non hanno alcuna colpa se sono stati progettati in modo da raggiungere il culmine della loro attività cerebrale per giocare al Fantacalcio…

Il problema sono io in questa crisi esistenziale di mezzo tra i venti e i trent’anni (tanto per puntualizzare che la crisi non ha età: non arriva solo dopo i trenta né è solo quella adolescenziale etc etc. La crisi è un sempreverde..). Io che mentre cerco di capire chi sono perdo un po’ il riferimento, come una nave in mezzo al mar che arrivata in prossimità di un arcipelago non sa dove attraccare. Così, mentre mi preparo a partire per un semplice Erasmus che può però rappresentare il piccolo inizio della mia vita da studiosa da convegno in convegno (lo prometto, se divento ricercatrice mi preoccuperò del mio stile e non indosserò mai twin-set da collegiale ma solo tacchi a spillo. Forma e contenuto, si sa, una qualche relazione devono pure averla, e non deve valere per forza la regola del complementare!), mi chiedo se non si adatterebbe meglio a me una vita tranquilla da mogliettina e se non dovessi investire il mio tempo per cercare un candidato marito che paghi il conto al ristorante e mi regali un anello per l’anniversario, invece di leggere il modello Ostanello-Tsoukias sulle dinamiche della decisione.

Il punto è, forse, che ho capito che non tutti vanno bene, e che devo solo trovare quello con cui può funzionare. Ma credo ancora alle favole e non ho voglia di cercarlo. Immagino che quando arriverà, si farà riconoscere da sé. Sarà quello con cui potrò fare mattina dopo un sabato di sbornia e non avere voglia di tornare a casa. Sarà quello con cui potrò condividere progetti. Sarà quello dietro l’angolo (o magari un po’ oltre sulla strada). Sarà quello che pensavo potesse essere o sarà quello al cui pensiero oggi inorridisco. Sarà quello che mi rispetta in modo speciale. Sarà quello che mi guarda e mi provoca. Magari sarà quello che ci prova e non accetta rifiuto. Sarà quello che mi fa ridere e mi fa venir voglia di scoprire la mia pancia. Sarà quell’altro che mi manca anche se non lo conosco e che mi spaventa il sol pensiero e smettiamo di augurarci buongiorno perché è pericoloso.

Sarà che sento che è così difficile. Ci avviciniamo e ci allontaniamo e giochiamo a chi più s’avvicina mentre l’altro scappa. Sarà che non siamo più dei ragazzini e allora possiamo divertirci insieme ma dobbiamo ben dosare. Perché poi se ti svegli al mattino e hai un pensiero in testa un po’ può essere pericoloso. Ed è ancora più pericoloso perché, se lo ammetti, diventi vulnerabile. E diventa forte chi sa di essere il tuo primo pensiero. E allora, come la piccola volpe addomesticata, ti sveglierai ogni giorno con l’ansia e la paura. L’ansia, perché non arriva mai l’ora di vederlo. La paura, perché potrebbe non arrivare.

Sarà che torno a casa dopo il passeggio in centro e accendo il pc. Digito la password pensando ad altro, e sbaglio. Digito il nome dell’ultimo incontro della serata. O forse non sarà uno sbaglio?

rumore

Bevo il latte. Justin Timberlake in tv, così sexy nell’ultimo video.

Chiacchiere notturne. Pensieri mattutini dagli amici "troppo pc e poco sesso". Trentenni che mi spiegano la psicologia maschile. Ripenso.

Non sono convinta. Si, deve essere che ho paura degli uomini.

Forse il punto è che non mi metto in gioco abbastanza. Come se avessi paura di perdere. Ma cosa perderei? Forse non lascio il tempo al tempo. Dovrei andarci piano, e lasciare che le cose si sistemino da sé. Non pretendere tutto e subito.

Poi vedo chi si tira indietro. Non capisco, qual è il problema? Paura dei sentimenti o paura del vuoto dei sentimenti?

Troppe complicazioni, come sempre. Ma nemmeno. A volte è tutto così semplice.

Il giornalista sexy del tg1 del mattino. E gli slip. Che danno l’idea del gioco, forse. Ma no. Lolita. Questa l’immagine. E la sensualità nel gioco. Sbaglio? Può essere.

Il limite? Non lo conosco ancora. Capirò.

Studio, ora. Forse.

La terza puntata…

Ed eccomi approdata ad una certezza: da oggi, "Sesso, principi azzurri e staccionate bianche" diventa una categoria del mio blog. Eh sì, perché alla fine, discutendo discutendo, da qualunque punto si parta…sempre lì andiamo a finire. Della serie "tanto a chiacchiere…ma i fatti?". Comunque. Dopo aver passato due giorni assalita dal tedio più totale, in preda ad un attacco di internettite acuta, dopo un intero pomeriggio su msn con un amico che si è volentieri prestato a discutere con me per partorire questo post, dopo un sabato sera di cartoni animati, nuove graditissime conoscenze e coccole msngeriane, dopo un’intera mattina a letto (mi sono alzata alle 13 circa) ecco, è arrivata l’ora del post.

Questa volta il discorso comincia dalla percezione che ho di certi sguardi che proprio non posso tollerare. Gli uomini, alcuni uomini, guardano le donne come se fossero oggetti sessuali, col preciso intento di sbattere in faccia il loro essere uomini, gonfiando il petto e mettendo le mani nelle tasche dei pantaloni ad indicare i loro genitali. Non riesco a descrivere l’immagine…anche perché rabbrividisco al solo pensiero. E’ disgustoso. E’ come se volessero far capire chi comanda. Chi porta i pantaloni, per usare un’espressione ormai demodè. Perché i pantaloni li portano pure le donne, ora, e ci stanno benissimo. Così, allo stesso modo, gli uomini dovrebbero accorgersi che possono essere benissimo oggetti sessuali anche loro. E in effetti il mio amico afferma proprio questo: sono le donne, oggi, che rendono gli uomini oggetti sessuali. Sarà. Io non mi trovo molto d’accordo, soprattutto a sentire il resto: secondo lui, non facciamo altro che giocare con gli uomini perché ci divertiamo a fare le conquistatrici e a mostrare i nostri trofei di caccia in deprimenti riunioni tutte al rosa, ridendo del malcapitato di turno e dei suoi modi per conquistarci. Anche perché, sostiene lui stesso, siamo noi che conquistiamo, scelto un obiettivo, mentre i ragazzi giocano un po’ con tutte, senza individuare una preda precisa. Ecco. Questo si che mi fa incazzare, perché dimostra che siamo solo degli oggetti, e per loro è indifferente che in un gruppo di amiche sia una piuttosto che un’altra a concedersi…loro giocano con tutte fin quando non succede qualcosa.  Ma a questo punto il mio amico si altera un pochetto. E dice che [piccola digressione: scrivo ascoltando la colonna sonora de "la finestra di fronte" e mi scopro a  ballicchiare sulla sedia e canticchiare a voce alta "Tu ragazzo mi hai delusa hai rubato dal mio viso quel sorriso che non tornerà Cos’è la vita senza l’amore è solo un albero che foglie non ha più  e s’alza il vento un vento freddo come le foglie le speranze butta giù"…] se le donne diventano oggetto sessuale è perché siamo noi stesse che andiamo alla ricerca di oggetti sessuali, oggi noi ci comportiamo così, e poi incolpiamo "gli strani oggetti sessuali incontrati" di averci usate. A questo punto è d’obbligo riportare le testuali parole… "come se quello che volevate era stabilità e il grande amore l’unica vera cosa che vi da’ fastidio è l’essere rifiutate il fatto che qualcuno possa preferire un’altra a voi ed è in questi casi che l’uomo si può permettere di usarvi perchè voi partecipate ad una gara il cui obiettivo è l’uomo e non l’amore dell’uomo. Per gli uomini è diverso perchè siamo abituati a "giocare" con le ragazze e quindi abituati al fatto che qualcuna che hai puntato non ti calcoli di striscio". Mah. Forse lui ha ragione, in fondo. Forse molte ragazze, me compresa, giocano e poi si tirano indietro. Ma, almeno per quello che mi riguarda, il punto è IL LIMITE. Sì, perché il limite io non lo conosco. Non riesco a trovarlo. Non so dove posso arrivare. O magari, non so dove voglio arrivare. Magari dovrei cercare di capire da dove sto partendo e cosa mi lascio alle spalle. Se vado oltre quel limite che non conosco potrei non accorgermene e potrebbe essere impossibile tornare indietro. Dovrei assistere a cambiamenti della vita. Ma non voglio cambiamenti ora. Ora tutto uguale a se stesso perché è più facile, e meno faticoso. Anche se potrebbero essere bei cambiamenti. Lui mi dice che invece bisogna rischiare, mettersi in gioco, non avere paura, in fondo. E invece io ho paura. E ritornano le parole degli Après la Classe…"ho solo paura di amare ed ancora una volta di farmi male".

Perché poi, alla fine, le persone ti rimangono nel cuore, sempre. Perché, io penso, senza amore, non c’è nient’altro. Poi, possiamo discutere sulle forme dell’amore. Che saranno variegate e multiformi. Ma non siamo macchine e non siamo animali. E anche in uno sguardo e in un sorriso, un po’ di cuore ci sta.

P.S. Per gli interessati, Prima e Seconda Puntata…