2016, finalmente eccoti!

è il primo anno da non so più quanti che
stanotte non ho messo nulla di rosso addosso. un pò per mancanza di tempo, un pò forse proprio per una specie di scaramanzia al contrario. già, come a dire che non aspetto fortuna quest’anno, quest’anno ho deciso che me la costruirò da sola, a mia misura, la fortuna.
così, è iniziato il 2016, con addosso quel friccicore delle cose che stanno per succedere. così mi sento, elettrica per l’anno che é appena arrivato.

Fare i conti con uno stato interessante

Esci prima da lavoro, ti rilassi al calduccio di casa con un buon thè ed altrettanta musica, ti prepari per una delle ultime lezioni di jazzercise prima che la tua vita cambi totalmente, esci sotto la pioggia, aspetti l’autobus, arrivi in palestra e…scopri di aver dimenticato i pantaloni. Torneresti indietro, poi, se l’autobus decidesse di passare. Sempre sotto la pioggia.  #vogliadipiangere. Anche questa condizione mentale di confusione e testa sulle nuvole, dicono, appartiene allo stato interessante. Mi dico allora: ma se di tutti i calci che mi da’ durante il giorno ce ne fosse qualcuno in grado di farmi da promemoria/sveglia/post it e simili?

estemporaneamente

Il punto è che sono lentissima, troppo indecisa, esageratamente paranoica.
Il risultato è che non riesco a completare una dieta, non ho un'idea precisa di chi sono e chi voglio diventare, mi lascio distrarre dalle mille cose interessanti che si trovano qua e là, tengo le spalle tesissime e anche solo provare a toccarle mi fa un male cane. Cammino di corsa, come se dovessi andare a prendere un treno, faccio cadere di continuo le cose che ho in mano (e che ho normalmente in mano mentre cammino di corsa). Mi metto le calze e le scarpe senza sedermi. Finisco di lavarmi le mani, chiudo l'acqua e passo direttamente all'asciugamano, senza scrollarmi le goccioline (e facendole inevitabilmente cadere sul pavimento). 
Ho dei capelli ingovernabili, muoio dal desiderio di tagliarli e farli diventare un elemento interessante per la mia bellezza (?) ma ho una paura tremenda a. di non essere in grado di pettinarli. b. di mettere troppo in evidenza la mia testa piatta. c. di mettere troppo in evidenza la loro pochezza e sottigliezza (si potrà dire sottigliezza?) d. di mettere troppo in evidenza le spalle larghe e quadrate sproporzionate rispetto al collo corto. 

Vabbè, ora weekend. (ma potrei continuare)

Storia Clinica di Un PC

  Tutto cominciò quando, all’improvviso,si accendeva con lo schermo nero. Lunghi periodi di questo sintomo inesplicato, e al momento di farlo vedere, sintomo scomparso. Ora da un sacco di tempo non si manifesta ( e speriamo continui a non farlo).

Poi cominciarono i contatti: prima il tasto R poi le casse. ll tasto R oggi funziona, le casse no!

 L’alimentazione: i contatti anche al cavo. Cercando contatto, appunto, il cavo si è incendiato. La batteria era attaccata, e da allora, con il nuovo cavo, spesso va in conflitto, per cui, QUANDO IL PC E’ ACCSO, O LA CORRENTE, O LA BATTERIA. Se insieme, il pc potrebbe spegnersi all’improvviso misteriosamente.

Veniamo all’ultimo sintomo: la (probabile) ventola. Il pc, da un po’ a questa parte, all’avvio crede di essere un trattore, o una mucca, o qualunque cosa che fa molto molto molto rumore (che non si può lavorare).  
Ci saranno gli spiriti dentro?

Fenomenologia del prendere appunti (e interpretarli)

Si narrano leggende su soggetti che, quale che fosse la velocità con cui un qualsivoglia prof spiegasse argomenti di qualsivoglia complessità – concettuale, grafica, di calcolo che fosse – riuscissero ad appuntare con ordine e metodo tutti i passaggi della lezione senza perdere una virgola, una, e, finanche, annotando qualunque gesto o movimento del relatore di turno, compresi starnuti ed esclamazioni varie.  Si narrano leggende di campus di soggetti che, pazienza infinita, registravano, accordato il permesso, le lezioni e dopo ore ed ore di corsi che, si sa, ad ingegneria fanno perdere i capelli, le riascoltavano e sbobinavano. Questi appunti tanto preziosi, arricchiti di grafici e disegni, diventavano per alcuni corsi (notoriamente Geotecnica, Katia gli studenti ringraziano, nei secoli) i veri e propri riferimenti bibliografici. Della serie, la bibbia secondo il prof (la prof, nel caso in questione:p).

Si narrano poi leggende (o quanto meno non mi dispiacerebbe se si narrassero :P) circa il fatto che pure io me la cavassi discretamente, e che pazientemente, ad un certo punto della mia vita, fossi arrivata addirittura a ricopiare e sistemare gli appunti volgendoli in digitale. (si badi che le mie capacità di appuntinaggio sono scientificamente provate dal fatto che il recupero degli appunti di, nell’ordine, Scienza delle Costruzioni, Tecnica delle Costruzioni, Geotecnica appunto, Teoria e Tecnica della Pianificazione Territoriale e Urbana, nonché Tecnica e Gestione Urbanistica al fine di preparare l’orale – superato – dell’Esame di Stato sia stato meno drammatico del previsto).

Allora il punto è:

Cosa  mi succede quando l’argomento dell’appuntinaggio è argomento che mi appassiona e che, per la passione, mi distrae dal filo naturale del discorso facendomi perdere in connessioni improvvisate che trovo e che mi invento, stimolanti per la mia mente ma che, tragicamente, rendono quasi inutilizzabili gli appunti, sintetizzati ad una successione di frecce e di deviazioni, di nomi e di riferimenti (spesso pure scritti male accipicchia!)?

Ebbene, riflettevo su questo sfogliando gli scarabocchi frutto di una telefonata improvvisa del mio tutor di PhD. Ghgh, ridacchiavo tra me e me mentre mi suggeriva cose interessanti da leggere. Ghgh, ridacchiavo tra me e me quando scrivevo nomi di ricerche da fare. Ma ora, a poche ore dalla telefonata, cosa vorrà mai dire uno schema del tipo:




Accetto suggerimenti ed interpretazioni. Chi meglio mi conosce, tanto più si sforzi. La chiave è nella mia testa. Argh*10^6

Punti di svolta

Come altrimenti definire il coraggio di incidere – nero su bianco – cognome, nome, matricola nell’elenco dei prossimi che prossimamente sosterranno l’Esame (si noti la E, rigorosamente MAIUSCOLA) di Ingegneria Sismica?

(peraltro, con il prof – l’uomo più figo della Facoltà – che tossiva dietro la porta mentre parlava a telefono e parlava di bulloni. Giuro, erano bulloni).

Si vabbè ma tanto poi non mi ci siedo. Si sa, no?

della competenza e di altre virtù

Dico io, se c’è una cosa per cui tutti quanti rompono le scatole agli ingegneri è che sono tutti precisini etc etc. E ma perchè allora gli unici due che non lo sono mi sono capitati a me?
Mi spiego: il lavoro che sto svolgendo in questo momento consiste nel prendere delle "cose" che sono su delle carte e inserirle in un database geografico. Semplice, magari un pò oneroso per la quantità di "cose" ma semplice.
Questo pensavo all’inizio. Tuttavia, dicevo, ci sono questi due che dell’esame di disegno hanno dimenticato tutto, e non è che gli si chiedesse molto in questo momento, giusto un paio di proiezioni ortogonali, neh. Per farla breve, è tutto il pomeriggio che armeggio con una scolorita e stropicciata carta formato A0 (ma mi sembra pure di più, che devo dire) alla ricerca di queste "cose". Le linee che le identificano si incrociano ed intersecano e girano e tornano su se stesse ed io le coloro e le seguo e le ricontrollo. Infinita pazienza insomma (parentesi: stavo alla macchinetta a prendere una coca, che c’avevo bisogno di caffeina ma non volevo il caffè ed ecco che punto il kinder pinguì e mi dico evvai ora mi rilasso un attimo con questa cosa cioccolatosa e faccio per trovare 10cent nel fantastico portafoglio parigino che fa di me "la ragazza col portafoglio pylones"e mi arriva un prof che mi ferma e mi fa eccavolo mi è sfuggito che ti avevo promesso di mandarti quella cosa e blah blah ma che stai facendo ma lo so che al tuo piano la macchinetta non c’è e vieni a fare rifornimento qui e blah blah, insomma m’ha intimidito ecco tutto e niente kinder pinguì). Vabbè, mi arriva l’ingegnere capo e mi fa "ma che stai a fa’ le proiezioni?".
credo che non abbia mai ricevuto uno sguardo tanto incazzato da me ecco. Tzè.

Vabbè, torno alla carta va. Ho perso il filo. (e ovviamente pure la linea che stavo seguendo. stress)

Bella giornata, comunque.

Troppi pensieri si affollano nella mia mente…
non mi lasciano stare
non mi fanno sognare,
voglio solo abbandonare la realtà e
seguire la mia anima
che
uccide l’inquietudine
di vivere,
di essere soli e cambiare,

per tornare leggeri come l’aria


Mettiamo una cosa in chiaro: una nottata come quella trascorsa era proprio un sacco di tempo che non la passavo. E’ cominciata che avevo sete. Poi mi è venuta la bella idea di guardare l’ora. Ed è lì che ho scoperto che il mio cellulare giaceva con la batteria carica ma privo di vita. Ha continuato a dirmi "insérez une carte SIM" e continua tuttora e mi fa venire un nervoso. Vabbè, mi dicevo, ci penserò domattina. E mi sono rimessa a dormire. Mannaggia! Un incubo con i fiocchi proprio, curato nei minimi dettagli, un’ansia allucinante. Mi sono svegliata sudatissima agitata e col mal di stomaco. Non sapevo nemmeno l’ora, visto che signor telefono era sempre morto. Dunque ho acceso il pc. Unica nota dolce, perchè il jet lag era favorevole e lei era disponibile ad una chiacchiera. Sapesse quanto mi manca! Vabbè. Poi ho dormito un altro pochetto, ma male male, e al risveglio ‘sto cielo grigio. uff. E il traffico, eh.
Bella giornata, comunque.

Il rito del thè

Mi si spieghi come si versa dalla teiera, perchè io non ci riesco. O meglio, ci riesco con ampio spargimento della bevanda bollente su tutte le superfici.

mediamente scoordinata

Il cielo azzurrissimo stamattina dovrebbe essere il preludio di una lunga, intensa e godereccia giornata. Dopo la sua laurea, finalmente oggi si festeggia.
Prima di arrivarci, però, bisogna recuperare le chiavi, che ho perso, del laboratorio, organizzare il tutto per il regalo (mica facile, si sappia: un botto di soldi e boh), finire quello che stavo finendo, evitare di fare danni tra persone, salutare mentalmente lei che sta proprio per lasciare l’Italia, etc etc etc.

(vabbè c’avevo qualcosa da dire ma mi sono distratta: su Italia1 passava la pubblicità di una Barbie-sirena che sott’acqua cambia colore dei capelli o una cosa simile, e io per queste cose subisco il fascino eh 😀 )

update: talmente scoordinata che non ho nemmeno formattato il post.

update #2: sono in laboratorio, le mie chiavi non ci sono, il prof mi ha fatto il cazziatone e boh. Fra un pò verrà pure a piovere, ecco.