sabato qualunque

Il sole ed il cielo azzurro. La colazione mentre parlo a telefono con un’amica. I cereali nuovi che sono troppo buoni e il barattolo del nescafé che ho comprato l’altro ieri, per gli ospiti che arriveranno, e che al mattino preferiscono il loro lungo e scialbo caffè-noncaffè. Lo studio, un sacco, da fare. Qualche piccola commissione e la voglia di indossare la gonna, stasera c’è troppo freddo di sicuro. Ok, esco.
La piazza, visi noti, il piacere di camminare da sola. Cercare qualcosa, l’armadio è sempre vuoto. Quattro chiacchiere, proposte allettanti, ma che chissà.
"Un passaggio fino alla macchina?", "No grazie, preferisco passeggiare, c’è bel tempo". "Vuoi mostrare le gambe eh, donna maledetta?".
Bè, forse si, in fondo 🙂

spia&vendetta

Ieri sera al pub ho visto un mio compagno delle medie (comunque mi resta il dubbio che "medie" al plurale non si possa dire, ma non ne sono sicura, c’ho un vago ricordo bah), nemmeno ci salutiamo ma mi era venuta voglia di prendere il mio bicchiere, spostarmi vicino a lui e dirgli "ma ti ricordi…". Si, perchè quando l’ho visto mi è venuto in mente un episodio, e l’ho raccontato ai miei amici e mi son fatta grasse risate, solo che, boh, avrei voluto farle con lui. Vabbè, tant’è, l’episodio è questo. Eravamo compagni di banco, e non ci amavamo molto. In prima fila, colonna centrale, proprio davanti alla cattedra. Piccolini tutti e due, eravamo costretti a stare vicini, voleri della prof di italiano che, si sa, è quella che comanda. A quell’epoca io non riuscivo proprio ad ingoiare l’idea che un maschio potesse essere un amico simpatico. Ed era ancora più lungi da me l’idea che potesse essere altro, beninteso. Insomma, il genere maschile era circa un nemico, non fosse stato per quell’unico rappresentante che, invece, esercitava su di me un fascino pazzesco e per il quale avrei fatto qualunque cosa (tant’è che lo feci mettere insieme alla mia migliore amica, ma vabbè, questa è un’altra storia). Comunque, questo mio compagno piccolino, che aveva sempre le maniche a coprirgli un pezzo di mano, e la pelle screpolata sul viso, intorno alle labbra e sulla fronte, insomma, a lui toccava portare il libro di Arte il martedì pomeriggio, ma si sa, il pomeriggio vigeva un pò di anarchia e, lontana la prof di italiano, ci si spostava tra i banchi: lui infatti mi abbandonò per sedersi, col libro, accanto a quello per cui io avrei fatto qualunque cosa. Siccome io allora ero grassa, brutta e secchiona (e diciamo che solo secchiona ora non sono più), ho fatto la spia (e si lo so, chi fa la spia non è figlio di Maria, ma come facevo a disegnare senza il libro?Ero secchiona, non dimentichiamolo, e comunque ero in buona fede, si sappia, anche se non mi crede nessuno). Il prof di arte ha rimproverato il disertore, lo ha rimandato a posto senza libro e ha mandato me accanto al mio amato (LOL). Non appena si è allontanato, il mio compagno di banco  ha cercato la vendetta, ha afferrato la boccetta di inchiostro di china, e me l’ha lanciata addosso, colpendo non me (ahahah) ma il muro bianco. Per rimediare all’evidente disastro, con molta solidarietà maschile, al mattino dopo i ragazzi sono arrivati a scuola prima, per ridipingere di bianco il muro. Con la scolorina.

Osservazione: ma se mi vengono in mente queste cose, sarà forse che sono diventata una vecchia (grassa e brutta e non più secchiona, ed infatti ancora non mi sono laureata, argh) nostalgica?

coupe

Mi sono decisa. Vabbè, non c’avevo scelta, ma comunque dovevo decidere,e accettare nel profondo la cosa. Dovevo tagliare i capelli. Un anno, forse più, senza farlo, ed erano cresciuti. E non c’andavo d’accordo, no, ma comunque avevo trovato con loro un compromesso. Solo che, maledetti, hanno avuto questa brillante idea di sfibrarsi e moltiplicarsi alle punte e dividersi e scompaginarsi, e già non sono proprio bellissimi, eredità dell’allegra (o__o) famiglia paterna, poi ci si mette la piscina e poi lo stress, insomma, il taglio era necessario.

Ho indugiato. Sono passata e ripassata davanti a due studi di coiffeur fighissimi a Parigi, uno alle porte del Marais, con le poltrone che piacciono a me, per le quali proprio perdo la testa, e tutto in pietra, ed un tizio fighissimo alla reception, l’altro, con sede a Parigi e a Bruxelles, forse ancora più bello, in un hotel particulier a Saint André des Arts. Ma no, mi vergognavo troppo. E non ci sono entrata. Parlare col mio accento italiano, far mettere le mani sulla mia testa malamata, diventare rossa e imbarazzata etc etc. E c’ho pure provato a tornare dal vecchio parrucchiere potentino, in un sabato affollato, e m’ha detto che no, non ce la faceva, che ci voleva un appuntamento per la settimana successiva.

Tuttavia, io non posso prendere l’appuntamento, è proprio una cosa durissima per me, perchè non lo so quel giorno poi come mi sento, e se la mia testa è d’accordo a farsi mettere le mani addosso. E poi, no, non ce la faccio. In fondo, il principio è che io pago e non solo pago, poi mi porto pure la mia testa in giro, e non ci vado d’accordo. L’ho detto che mi ci è voluto un sacco per abituarmi a quella di prima! Comunque, per farla breve, mi sono forzata a conoscere il suo nuovo parrucchiere. Forza e coraggio, e sono entrata. Va bene, il pavimento del negozio non mi piace, ma in generale l’organizzazione dello spazio m’è piaciuta, come pure l’organizzazione del lavoro, con una squadra di ragazze precisissime e capaci, grazie alle quali i tempi morti sono ridotti al minimo. Poi, sono passata sotto le sue mani. Ed era un momento importante per me, si badi bene, perché in cuor mio desidero ardentemente instaurare un rapporto di fiducia col coiffeur, che sappia lui cosa è bene per me, ma lo sappia davvero, e mi consenta di portare in giro quella testa senza troppa sofferenza, ecco. Gli ho sorriso, e gli ho detto chiaro chiaro che no, andare dal parrucchiere non mi piace, e non mi fido, ma vorrei fidarmi. Lui allora mi ha detto che mi vede in un certo modo, e me ne ha spiegato le ragioni, e mi sono affidata.

Ora, non sono ancora convinta che sia tutto ok, ma comunque, se, quando finirò il mio personale coiffage sarò accettabile, probabilmente adotterò anche lui come quel mattino ho fatto col gommista.

 10 Novembre (8)